the social dilemma

Recensione del film The Social Dilemma

Pubblicato su Netflix il 9 settembre 2020, “The Social Dilemma” è un docu-film diretto da Jeff Orlowski che esplora lo sviluppo dei social media focalizzandosi sull’impatto negativo di questi sulla società.

Prima di parlare del film documentario “The Social Dilemma” facciamo un breve tuffo nel passato.

Ricordo bene i primi accessi al web con un modem gracchiante nella sala computer dell’università. Gli anni Novanta ci hanno condotto alla rivoluzione tecnologica che in alcuni casi ha cambiato le regole del gioco nel lavoro e, soprattutto, nella vita. Una rivoluzione che si è sviluppata con una velocità esponenziale, unica nella storia.

Nei primi anni Duemila creai una piccola community in un settore di nicchia, ScubaPortal, e quando nel 2004 arrivò Facebook non fui sorpreso dal suo sviluppo. Mai, come penso nessuno, però avrei potuto immaginare l’impatto che avrebbe avuto sulla vita di tutti così continuai – e lo faccio tuttora con passione – a seguire la sua evoluzione e quella degli altri principali social media.

Oggi, pur utilizzando il marketing digitale per lavoro, cerco anche di capire l’impatto dei social media su mio figlio di 10 anni, Lupo, testimonial significativo di una generazione, la Z, che più di tutte sta vivendo in questo nuovo mondo. La scorsa settimana sfidai il ragazzo su TikTok e insieme pubblicammo 2 video. Il mio si fermò a 400 visualizzazioni, il suo sfondò in 3 giorni le 100.000 con oltre 5.000 like e centinaia di condivisioni.

Due giorni dopo ho guardato con lui il film “The Social Dilemma“.

A distanza di 10 anni dall’uscita del film “The Social Network“, la storia di Facebook e del suo inventore Mark Zuckerberg, oggi “The Social Dilemma” si propone con un messaggio drammatico: i social media sono il male e noi ne siamo tutti dipendenti, vittime e prodotti.

Trama del film The Social Dilemma

Il film mostra il lato oscuro dei social media tramite interviste a chi ha contribuito a creare questi strumenti. Tra di loro Tim Kendall, ex presidente di Pinterest – Tristan Harris, design ethicist di Google – Justin Rosenstein, ingegnere di Facebook e altri.

the social dilemma

Dalla raccolta e analisi dei dati un algoritmo elabora la strategia per strumentalizzare la mente umana, creando dipendenza da un lato e portando a compiere scelte estreme dall’altro, più o meno con la stessa logica dell’assunzione di droga.

Capitalismo della sorveglianza, fake news, manager della disinformazione, tecnologia persuasiva, hackeraggio della crescita, approvazione sociale, #pizzagate

Un algoritmo sempre più raffinato sa proporci i contenuti di nostro interesse, legandoci alla piattaforma digitale e mantenendoci connessi ad essa per tutto il giorno.

Se non stai pagando per un prodotto allora il prodotto sei tu.

Il documentario si accanisce esclusivamente sugli aspetti negativi legati ad un abuso dei social media e alla ipotetica strumentalizzazione dell’uomo.

Come dicevano i nostri nonni, nemmeno il cane muove la coda per niente. Non c’è però bisogno di Netflix per aprirci gli occhi e sappiamo da anni che la nostra attenzione è il prodotto che viene venduto agli inserzionisti. Niente di nuovo, funzionava così anche per la televisione. Ora tutto ciò che si fa online viene registrato e monitorato e se il capitalismo della sorveglianza trae profitto dal monitoraggio dei comportamenti, è anche vero che ci sono tantissimi aspetti positivi che hanno migliorato le nostre vite private e professionali.

L’etica dei social è un tema caldo e ben venga se questo film farà vivere qualche ora di digital detox a qualcuno e diminuire le notifiche ad altri. Ad una facile demonizzazione degli strumenti è sempre preferibile la formazione per il loro corretto utilizzo.

the social dilemma

The Social Dilemma” la spara troppo grossa e probabilmente l’unica verità è che siamo tutti un po’ dipendenti dal nostro smartphone. Chi ritenesse di avere problemi può valutare servizi come questo: Digital Life Coaching.

Trovo invece positivo se un algoritmo fatto bene ci proporrà brevi pubblicità di nostro interesse, molto meglio delle inutili réclame televisive che non si possono skippare.

Non dimentichiamo che Netflix è un diretto concorrente delle piattaforme che vengono criticate nel film. Che sia una strategia molto aggressiva per farci restare di più su questa piattaforma?

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