Pittogrammi

Tutti gli imballaggi o le confezioni riportano una serie di pittogrammi e simboli. Lo scopo è quello di dare informazioni al consumatore su:

• riciclabilità del prodotto;
• tossicità del contenuto;
• periodo di validità;
• peso e volume.

Ma siete sicuri di usare i pittogrammi correttamente?
In questo articolo vediamo di fare un po’ di chiarezza sui simboli più usati ed il loro significato.

Simbolo di riciclaggio internazionale

È il simbolo ufficiale del riciclaggio. Non è un marchio registrato ed è universalmente valido. Significa che il prodotto può essere riciclato. È anche noto come nastro o triangolo di Mobius (anello di Möbius).
Alcune variazioni del pittogramma all’interno di un cerchio o quadrato indicano che il prodotto è realizzato parzialmente o completamente da materiali riciclati.
A volte è inclusa la percentuale di materiale riciclato all’interno del triangolo. Mentre, se l’imballo non è riciclabile, il pittogramma è barrato.

Mobius-loop_riciclo_Pittogramma

Simboli di riciclaggio Specifici

Molti materiali sono identificati da un codice di riciclaggio (consulta codici riciclo) che consiste in un numero all’interno di un triangolo di Mobius. Questi codici sono utili per distinguere tra diversi tipi di plastica, carta, legno, tessuti, vetro, metallo e materiali compositi, ma in generale il loro utilizzo è limitato principalmente al campo industriale, poiché al consumatore finale tali informazioni normalmente risultano poco chiare e non immediate.

Fanno eccezione i 7 tipi di plastica, la cui corretta classificazione è necessaria per poterli riciclare. Per questo motivo tutti i prodotti in plastica devono essere adeguatamente etichettati. Per identificare materiali come tetrapakalluminio e vetro vengono solitamente utilizzati simboli specifici, che sono più facili da riconoscere per il consumatore.

Simboli-di-riciclo-specifici-1

Simbolo di riciclaggio: Punto Verde (Grüner Punkt)

Forse questo è il simbolo del riciclaggio che vediamo più spesso sugli imballaggi. Queste sono due frecce arrotondate che si uniscono per formare un cerchio. Questo simbolo è contrassegnato dalla direttiva europea sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio, che rende le aziende responsabili del riciclaggio dei propri prodotti.

Se il prodotto ha questo simbolo, che è un marchio registrato e non può essere utilizzato liberamente, non significa necessariamente che sia riciclabile o ottenuto da materiali riciclati, ma che l’azienda produttrice ha versato un contributo finanziario a un’organizzazione qualificata di riciclaggio.

Non ha valore per il riciclaggio e può confondere i consumatori; inoltre alcune aziende potrebbero utilizzarlo in modo errato al posto del simbolo di riciclaggio internazionale.

Punto-Verde_Gruener_Punkt

Simbolo del riciclaggio: Tidyman

Questo simbolo indica al consumatore di non gettare il contenitore a terra. NON è un simbolo di riciclaggio, ma un promemoria per essere un buon cittadino e non sporcare gli spazi comuni. Ma potrebbe suggerire al consumatore di trattare l’imballaggio come spazzatura comune anziché di riciclarlo, quindi sconsigliamo di utilizzarlo su imballi riciclabili.

Una variante del pittogramma include un simbolo di riciclaggio all’interno del contenitore, per indicare che il prodotto è rivalutabile e non deve essere trattato come spazzatura comune.

Tidyman_Pittogramma

RAEE – Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche

Il simbolo indica che il prodotto non deve essere smaltito come rifiuto indifferenziato ma deve essere smaltito in strutture di raccolta per il recupero e il riciclaggio.

Si tratta di qualsiasi apparecchiatura elettrica o elettronica; guasta, inutilizzata, obsoleta o comunque destinata all’abbandono. Fanno parte di questa famiglia i grandi e i piccoli elettrodomestici, le apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni. La marcatura RAEE deve figurare su tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato dell’UE.

Simboli relativi alla tutela dell’ambiente

Sai già che l’ambiente è molto importante per noi, quindi crediamo che dovresti sapere cosa significano questi pittogrammi sulle etichette di qualsiasi contenitore.

Pericolo per l’ambiente: prodotti e / o contenitori che sono molto dannosi per la vita acquatica, quindi dobbiamo fare attenzione dove li gettiamo.

Pittogramma per indicare periodo di validità

Quando la durata minima del prodotto supera i 30 mesi (2 anni e mezzo) è obbligatorio utilizzare il pittogramma PAO (Period After Opening). La numerazione nel barattolo aperto ci mostra i mesi di efficacia del prodotto una volta che il contenitore è stato aperto.

Mentre le indicazioni riguardanti la data entro cui il prodotto può essere utilizzato, se opportunamente conservato, può essere accompagnata dal simbolo di una clessidra o dalla dicitura “Usare preferibilmente entro”.

Che cosa significa la “” accanto al peso?

Si tratta di un marchio CE: la lettera “” si legge come “Europa“, è detto anche “Simbolo di stima”,  e significa che la quantità del prodotto è stata controllata dal produttore con sistemi automatici validi per ogni paese europeo. È dunque una certificazione sulla quantità contenuta, riconosciuta in tutta la CE (Comunità Europea).

Secondo quanto previsto dal DM 27 febbraio 1979, la lettera “” deve avere altezza non inferiore a 3 mm.

L’altezza minima delle cifre da utilizzare per indicare la quantità varia, invece, in relazione alla quantità di prodotto contenuta nell’imballo:

• 6 mm – Per quantità nominale superiore a 1.000 g / ml
• 4 mm – Per quantità nominale tra  1.000 e 200 g / ml
• 3 mm – Per quantità nominale tra  200 e 50 g / ml
• 2 mm – Per quantità uguale o inferiore a 50 g / ml

Conclusione

Ci sono un gran numero di simboli specifici e generali per descrivere le caratteristiche di tutto ciò che può essere utilizzato e / o consumato.
Qui abbiamo voluto darvi un piccolo campione di questi pittogrammi, i più comuni e quelli che trovate di più nelle confezioni.
Non dobbiamo cadere nell’errore di pensare che non siano importanti, poiché se sono sull’etichetta, come gli ingredienti, è perché ci forniscono informazioni molto importanti sia per la nostra salute che per la cura dell’ambiente.

Quindi … attenzione ai pittogrammi!

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Procida-copertina

Procida è Capitale della Cultura 2022. Questo ci insegna che la cultura, il coraggio di innovare e di diventare protagonisti di una trasformazione in ottica sostenibile non dipende dalla grandezza, né dalla posizione geografica. Per la prima volta infatti il riconoscimento è andato a un piccolo borgo, Procida appunto, invece che a un capoluogo di provincia o di regione. Complice, forse, anche la pandemia da Covid-19 che ci ha costretto a rivedere il nostro modo di vivere e di svolgere le nostre attività. 

Procida ha vinto non solo per le sue bellezze naturali ma soprattutto per aver saputo mettere la cultura alla base del proprio sviluppo sociale ed economico, evidenziandone il valore strutturale nei processi di crescita locale.

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Gli appuntamenti a Procida

Gli appuntamenti culturali di Procida verranno distribuiti durante tutto l’intero arco dell’anno – e non concentrati durante l’estate – per iniziare a testare un modello di turismo più lento e sostenibile, in una parola GREEN. Ne sono già stati avviati 44, con un budget pari a 4.150.000 euro, di cui il 70% provenienti da investimenti pubblici

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Gli obiettivi

Il progetto punta molto sulle opportunità da offrire a quelli che l’Agenda 2030, il documento adottato dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite, definisce “agenti critici del cambiamento”: bambini, giovani uomini e donne

Innovazione sociale e rigenerazione urbana, in linea con il “Piano Sud 2030, sviluppo e coesione per l’Italia, elaborato dal nostro governo, fanno di Procida un vero e proprio laboratorio green, di transizione ecologica per una nuova idea di Mezzogiorno, connesso e inclusivo. In cui il turismo lento e di ritorno gioca un ruolo fondamentale e genuinamente green: la scelta di Procida come capitale della cultura suggerisce una profonda riflessione sugli ecosistemi fragili, troppo spesso aggrediti dalla forte pressione dei turisti.

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ll concetto di restyling è un termine applicabile a diversi settori.
Significa riprogettare e consiste nel modificare le proprietà o l’aspetto di un prodotto o servizio, riuscendo a soddisfare le esigenze del cliente e allo stesso tempo adattandosi alle nuove tendenze.

All’interno dell’universo del marketing, il restyling si pone come una strategia ottimale per modificare, migliorare o rivalutare l’immagine di un’azienda. Nel tempo abbiamo sperimentato i vantaggi di questa tattica. Ecco perché spieghiamo in cosa consiste questa “tecnica di abbellimento” e ti sveliamo i trucchi per rinnovare il tuo marchio… 

Cos’è il restyling e perché è importante?

Il restyling è un’azione che fa parte del branding. Si basa sulla proiezione di un’immagine desiderata nella mente del consumatore. La riprogettazione della corporate identity prevede un adeguamento dell’immagine su tutti gli elementi tangibili del brand: quelli che sono legati al logo e alle sue declinazioni, alla tipografia, ai colori e alla loro applicazione sui mezzi pubblicitari online e offline.

Lo scopo è portare il consumatore a riconoscere il suo stile di vita, i suoi gusti e i suoi ideali riflessi nell’immagine del Brand. Ciò comporta ricerca, ideazione, applicazione e sperimentazione per ottenere risultati che diano importanti benefici in termini di immagine, reputazione e vendite.

Logo Arcioni
Esempio di restyling sul logo dello Studio Arcioni, Dottori Commercialisti

Come applicare il restyling dal marketing alla grafica

Il restyling di marchi e loghi deve essere affrontata dal marketing e dal design grafico. Entrambe le discipline sono essenziali affinché l’identità proiettata funzioni.

Rendi il tuo marchio migliore che mai! Ecco alcuni consigli.

1 – Studia la tua concorrenza. A tutti noi piace essere alla moda. Ma il tuo marchio deve essere diverso e non essere dimenticato rapidamente. Analizza le tendenze che ti permetteranno di scoprire quali colori, stili e materiali incontrano i gusti dei tuoi clienti.

2 – Esamina quale strategia ha funzionato per te finora. Non possiamo dimenticare la storia e i valori che da sempre definiscono il tuo brand. Tieni presente che devi rinnovarti, non cambiare completamente.

3 – Confronta diverse proposte. In base alle tendenze, al tuo target e alla tua storia, prova vari stili che potrebbero funzionare. Passa attraverso un brainstorming e prepara diverse opzioni per facilitare il confronto e la scelta del logo finale.

4 – Studia bene il tuo pubblico potenziale. Il consumatore viene sempre prima. Un passaggio essenziale è testare le varie opzioni rispetto al nostro obiettivo. Sulla base di questi risultati e dei tuoi gusti, puoi iniziare a prendere decisioni.

5 – Definisci le linee guida da seguire per effettuare il cambiamento. Elabora il Brand Manual, un documento che sintetizza tutte le regole di utilizzo del Brand studiate nel progetto di Restyling.

6 – Presenta il tuo Brand come merita. Una volta superati i passaggi precedenti presenta il tuo logo modernizzato nella società!

7 – Potenzia la tua presenza! Non importa il supporto in cui viene visualizzato il tuo logo, deve essere presentato aggiornato e adattato in tutti i media! 

8 – Rendi il tuo Brand un punto di riferimento. Se sai stupire, nel tuo settore cercheranno di imitarti. Proprio come se il tuo target si identificasse con il tuo brand, guadagnerai fedeltà e predisposizione all’acquisto dei tuoi prodotti.

Restyling_Concept

Anche se questi passaggi possono avvicinarti alla tua idea del “trucco perfetto” per il tuo brand, il risultato non è sempre vincente!
Ma non preoccuparti: abbiamo abbastanza esperienza nel branding e graphic design… contattaci e ti aiuteremo con il restyling o il cambio look!

Google Analytics---

Titoli altisonanti e in breve si diffonde il terrore nel web perchè l’utilizzo di Google Analytics sarebbe stato dichiarato illegittimo dal Garante per la Privacy. Ma è proprio così?

Il Garante della Privacy: stop all’uso degli Analytics

È vero! Il garante delle privacy il 23/06/22 ha dichiarato in un comunicato stampa, che:

Il sito web che utilizza il servizio Google Analytics (GA), senza le garanzie previste dal Regolamento Ue, viola la normativa sulla protezione dei dati perché trasferisce negli Stati Uniti, Paese privo di un adeguato livello di protezione, i dati degli utenti.

https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9782874

Questa dichiarazione è stata fatta a conclusione di una indagine nata da un reclamo presentato in data 17 agosto 2020 da un utente che, dopo aver visitato un sito italiano, si è opposto alla cessione dei propri dati di navigazione a Google LLC.

In quel periodo il sito in questione, utilizzava le statistiche di Google Analytics nell’unico formato allora disponibile, Universal Analytics (Google Analytics 4 è stato rilasciato il 14/10/2020) e non aveva impostato l’anonimizzazione dell’ip degli utenti, unito al fatto che l’utente aveva effettuato il login ai servizi di Google consentendo di fatto l’associazione tra i dati di navigazione (ip, brower, data e orario, risoluzione del monitor) e i dati dell’utente (email e numero di telefono legati all’ID dell’account Google). [Provvedimento del 9 giugno 2022 nr. 9782890]

Le politiche riguardanti la privacy sono molto diverse tra Stati Uniti e Ue: il Privacy Shield che garantiva l’export di dati è stato di fatto annullato dalla decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha evidenziato che negli Usa, le condizioni per i dati personali importanti dall’Europa non sono le stesse. In particolare, le agenzie di intelligence possono accedere con più facilità ai dati dei cittadini europei e i cittadini europei, in casi di violazioni, non possono appoggiarsi a una autorità garante della privacy che possa offrire loro tutela.

Di conseguenza, il trasferire i dati negli Stati Uniti viola di fatto la normativa.

Google-Analytics

Ma se i dati sono anonimizzati?

Google Analytics consente ai gestori dei siti web di attivare l’opzione denominata “IP-Anonymization”: questo fa si che l’indirizzo IP dell’utente venga inviato a Google Analytics previo oscuramento dell’ottetto finale (ad esempio, gli indirizzi da 122.48.54.0 a 122.48.54.255 sarebbero sostituiti da 122.48.54.0).

La società oggetto del provvedimento 9782890 non aveva attivato questa funzione al momento della presentazione del reclamo, ma il garante della privacy ha ribadito che sebbene l’“IP-Anonymization” consista di fatto in una pseudonimizzazione del dato, questo non impedisce a Google LLC di re-identificare l’utente medesimo, grazie alle informazioni complessivamente raccolte dalla navigazione agli utenti del web (orario, sistema operativo, browser, risoluzione del monitor, etc) ed inoltre, se l’utente avesse effettuato l’accesso al proprio profilo Google (ad esempio per la posta gmail via web), esiste la possibilità per la stessa Google LLC di associare l’indirizzo IP (anche anonimizzato) ad altre informazioni aggiuntive già in suo possesso come le informazioni contenute nell’account utente, quindi nome, cognome, telefono etc.

Quindi cosa dobbiamo fare se usiamo Google Analytics?

Al momento utilizzare Google Analytics non è di fatto vietato in quanto il garante della Privacy italiana non si è espresso in modo specifico sul suo uso.

Restano valide al momento le indicazioni presenti sul sito del garante e nelle FAQ che ad oggi (05/07/2022), al punto 4, li assimila ai cookie tecnici.

… possono essere assimilati ai cookie tecnici se utilizzati a fini di ottimizzazione del sito direttamente dal titolare del sito stesso, che potrà raccogliere informazioni di tipo statistico in forma aggregata sul numero degli utenti e su come questi visitano il sito. …

www.garanteprivacy.it/faq/cookie punto 4

Con il provvedimento il garante ha praticamente solo fissato un limite temporale: se nei 90 giorni successivi si riuscirà a usare questo servizio a norma di GDPR si potrà continuare ad usarlo, in caso contrario bisogna fermarsi! Di certo però il servizio deve essere configurato in modo corretto e anonimizzato, altrimenti non è a norma GDPR.

Cosa cambierà con Google Analytics 4?

Al momento quello che sappiamo di preciso su Google Analytics 4 porta a pensare che porterà ad una parziale semplificazione, dato che questa versione non memorizzerà più l’ip dell’utente (come avevamo già spiegato in questo articolo), ma non sono ancora sciolti altri dubbi.

I punti salienti

  • Google propone GA4 come soluzione per i problemi legati alla privacy
  • GA4 utilizza un altro metodo per identificare l’utente a fini statistici
  • I dati però continueranno ad essere trasferiti in USA
  • Non ci sono organi di controllo attivi e con una linea d’azione comune tra USA e UE

In pratica: Google LLC garantisce di non utilizzare e/o analizzare i dati che raccoglie e memorizza per le statistiche dei siti web e che non le collega con le informazioni personali degli utenti che utilizzano i loro servizi, ma di fatto, al momento, anche con GA4 i dati vengono trasferiti in USA e nessuna autorità ispettiva europea può controllare che effettivamente Google non lo faccia!

Le possibili soluzioni

Google Analytics

Continuiamo a usare Google Analytics (attivando però tutte le forme di anonimizzazione che sono disponibili) in attesa che si definisca e si rediga il testo definitivo del Trans-Atlantic Data Privacy Framework, che è in discussione da oltre un anno e che da marzo 2022 sembra sia stato approvato in tutti i suoi punti con l’obiettivo di attuare riforme che rafforzeranno la privacy e le protezioni dei diritti dei cittadini dopo la sentenza Schrems II ed anche in attesa del garante della privacy su altre pendenze in fase di risoluzione.

Smettiamo di usare Google Analytics Esistono alternative a Google Analytics e sono rappresentate dalle statistiche del traffico del sito internet che ogni server redige internamente. I dati basilari per conoscere l’usabilità del nostro sito, le pagine più viste etc sono sempre a nostra disposizione internamente. Stanno nascendo anche diversi software di aziende con sede in Europa che dichiarano di poter essere una valida alternativa a Google Analytics, ma quasi tutti sono completamente o parzialmente a pagamento!

Federico Leva… chi, come e perché

Quando c’è la possibilità di sfruttare i timori di incorrere in sanzioni, c’è sempre qualcuno che prova a sfruttare la situazione.

Migliaia di aziende stanno ricevendo in questi giorni una mail da un certo Federico Leva con oggetto “Uso illegittimo di Google Analytics: richiesta di rimozione ex art. 17 GDPR

  • Federico Leva esiste? Sì. Ed ha intenzionalmente creato un sistema per contattare in modo massivo migliaia di aziende
  • E’ una truffa? NO. Non c’è nessuna richiesta di soldi o dati personali, non ci sono link esterni se non quelli al sito del garante della privacy o quello a Limesurvey.
  • E’ spam? NO… o meglio… è l’invio massivo di richiesta di accesso e cancellazione dei dati da xmila siti italiani
  • Avrebbe dovuto inviarci una Pec per questa richiesta? NO, il garante della privacy non lo indica come requisito.
  • Posso ottemperare alla sua richiesta? Non in modo diretto! Nella sua richiesta manca un dato fondamentale: il client ID senza il quale non è possibile cancellare i suoi dati di navigazione senza rischiare di cancellare anche le sessioni di altri utenti. Ma a quanto pare è disponibile a fornirlo su richiesta via mail.
  • Posso ignorarlo? Il mio parere (NON LEGALE) è che non si può ignorarlo, ha fatto solo una richiesta legittima di cancellazione dei dati.

Qualcosa “stona” nella sua richiesta

  • Limesurvey: è un sito per collezionare dati tramite form. Lo ha usato per inviare migliaia di email, richiedendo di rispondere al form, facendo però un caricamento massivo senza preventiva autorizzazione per la privacy al punto che, a seguito di numerose segnalazioni Limesurvey ieri (04/07/22) gli ha chiuso l’account per violazione dei termini di contratto!
  • Trattamento automatizzato: è un aspetto certamente da vedere con un legale, perchè PARE che nel tentativo di far valere un suo diritto in realtà ne abbia violato uno della stessa normativa…
  • Mancanza di dati essenziali: Manca il client id e ci obbliga a doverlo contattare per poter espletare la sua richiesta.

Chi è Federico Leva e perchè l’ha fatto

Matteo Flora di #ciaointernet è riuscito a intervistarlo. Vive e lavora a Helsinki. L’ha fatto perché non è un fan di Google Analytics e di Google in generale per le sua attività ed ha colto la palla al balzo quando è stata pubblicata la comunicazione del Garante della Privacy.

In pratica il suo intento è stato quello di “avvertire” le aziende di questo provvedimento e spingere le aziende a togliere Google Analytics dai propri siti, sostituendolo con una qualsiasi soluzione alternativa per la gestione delle statistiche.

Cosa fare

  • Cancelliamo i suoi dati! Se non sapete come fare, potete contattarci.
  • Togliere GA3 perchè sicuramente non è più a norma, stante anche la comunicazione del garante.
  • Migrare su GA4 può per il momento rispondere alle richieste del garante ma non è certo che lo faccia in modo completo (ci sono altre 4 o 5 pratiche in attesa del giudizio del Garante della Privacy che potranno fare luce sul cosa fare).
  • Cambiare sistema di Web Analytics… stiamo valutando delle alternative da proporvi nei prossimi giorni.
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La chiave di successo di Top Gun Maverick è il nostalgia marketing?

Top Gun Maverick ha superato in meno di un mese 1 MLD$, decretando il più grande successo di Tom Cruise e uno dei film più visti al cinema, correndo velocemente verso i 2,85 MLD$ di Avatar, record assoluto ma nei cinema dal 2009.

Ricordiamo tutti il primo Top Gun del 1986 diretto da Tony Scott con Tom Cruise, Kelly McGillis, Anthony Edwards e Val Kilmer. Il film proiettò Tom Cruise tra le star di Hollywood e vinse un Oscar e un Golden Globe con la canzone Take My Breath Away:

“Watchin’ every motion in my foolish lover’s game
On this endless ocean, finally lovers know no shame
Turning and returning to some secret place inside
Watchin’ in slow motion as you turn around and say

Take my breath away
Take my breath away…”

Marketing della nostalgia

Tra i bias cognitivi su cui molti brand fanno leva ha un ruolo importantissimo l’effetto nostalgia, una delle più potenti leve di marketing di sempre.

Pensare al passato in modo nostalgico tende a farci aumentare la nostra propensione ad acquistare puntando sui ricordi positivi.

Si parla quindi di marketing della nostalgia o marketing rétro, vintage marketing.

Robert M. Schindler e Morris B. Holbrook furono i primi, nel 1989, ad indicare la nostalgia quale leva di marketing.

Il marketing della nostalgia fa leva su un grande bacino di utenti, soprattutto sulle generazioni X e Y, ovvero i nati tra il 1965 e il 1995, cresciuti durante il passaggio dall’analogico al digitale con nutrita nostalgia per un passato fatto di cose più semplici, senza Internet e social media.

Sono tantissimi i brand tornati grazie al marketing della nostalgia, pensiamo a Polaroid, Nintendo, RayBan, Fiat 500 e 124, Mini, Pokemon Go, H&M e tanti altri tra cui anche i big dello streaming che hanno lanciato serie riprese dagli anni 80. Spotify ha lanciato la playlist Macchina del tempo con un algoritmo che propone canzoni in base alla data di nascita dell’utente.

Nel nuovo Top Gun ritorna la Kawasaki di Maverick del 1984. Possiamo scommettere che Kawasaki tornerà nei desiderata di molte più persone?

nostalgia marketing top gun

Il segreto del successo: nostalgia, attesa e soprattutto sostanza

Comunque legare il successo di Maverick solo al marketing della nostalgia è sicuramente limitativo.

Un ruolo importante l’ha giocato anche l’attesa. Il primo trailer è stato pubblicato il 18 luglio 2019, l’uscita nelle sale statunitensi è stata rinviata più volte dal 2019 fino al 25 maggio 2022. Da allora lo scenario mondiale è cambiato e, nonostante i produttori non lo potessero prevedere, ricordiamo la battaglia contro i Mig Russi del primo Top Gun:

  • Charlie: Cosa ci facevate lassù?
  • Goose: Comunicavamo.
  • Maverick: Sì, comunicavamo. Mantenevamo rapporti di amicizia con un paese straniero, capisce? Con un gesto simbolico!

La sostanza e la cura dei dettagli hanno giocato una parte fondamentale per il successo del film.
Soprattutto per l’attore principale, Tom Cruise, senza il quale il film avrebbe avuto tutt’altro risultato. Tom Cruise compie 60 anni il 3 luglio 2022 e, pur con una carriera incredibile alle spalle, non si è mai fermato ma è riuscito a rallentare il tempo rimanendo lo stesso Tom Cruise degli anni ottanta. Tom Cruise non ha mai voluto green screen nelle scene ma ha voluto essere sempre protagonista anche delle sue pericolose acrobazie. Per farlo si è allenato, ha seguito uno stile di vita sano curando dieta ed esercizio fisico. È riuscito a rimanere in forma e affascinante come sempre mantenendosi prestante senza perdere di credibilità nel personaggio interpretato.

Tornando alla domanda iniziale: ‘La chiave di successo di Top Gun Maverick è il nostalgia marketing?’ ora la risposta dovrebbe essere chiara.

Il marketing della nostalgia, ma in generale il marketing, può funzionare solo se alla base c’è sostanza.

La fuffa non produce nostalgia: si dissolve (e si dimentica) velocemente.


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Questo mese una riflessione di carattere generale in merito alla appena trascorsa Giornata mondiale degli Oceani.

Nel 1972 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamava il 5 giugno come Giornata Mondiale dell’Ambiente (in Inglese World Environment Day o WED) con lo scopo di ricordare a tutti che abbiamo un solo Pianeta sul quale è un obbligo vivere in modo sostenibile, in armonia con la Natura, pena la distruzione delle risorse che ci permettono di vivere.

giornata-oceani

La Giornata Mondiale degli Oceani

A breve distanza di tempo, l’8 giugno si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani (World Ocean Day), nell’anniversario della Conferenza Mondiale su Ambiente e Sviluppo di Rio de Janeiro (1992), occasione per riflettere sui benefici che gli oceani sono in grado di fornirci e il dovere che incombe su ogni individuo e sulla collettività di interagire con gli oceani in modo sostenibile, affinché siano soddisfatte le attuali esigenze, senza compromettere quelle delle generazioni future.

Il 9 giugno è stato da poco dedicato al Triangolo dei Coralli, cioè all’area, tra Indonesia, Filippine e Malesia, dove la biodiversità della vita marina è massima.

Insomma, le ricorrenze si moltiplicano, rischiando tra le altre cose di generare noia e assuefazione, e aprendo la via a un interrogativo. E tutti gli altri giorni?

Sappiamo da tempo che esiste un problema, che le abitudini della nostra specie stanno modificando il clima del Pianeta ed erodendone le risorse, stanno provocano l’estinzione di molte specie e di intere comunità biologiche. Lo sappiamo da tempo, ma in tutto questo tempo non abbiamo fatto altro che rimandare la soluzione del problema.

E potrebbe non essere tardi, la naturale resilienza delle biocenosi potrebbe aiutarci, ma è tempo di agire.

Perciò ripeto ancora: e tutti gli altri giorni?

È positivo avere una giornata dell’ambiente o degli oceani, è bene ricordare il triangolo dei coralli, ma se non impariamo a impegnarci, a fare qualcosa ogni giorno per la salvaguardia del nostro Ambiente, rischiamo di non avere più niente da celebrare.

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Cosa fai quando incontri il tuo nuovo vicino di casa in ascensore e vuoi rompere l’imbarazzo? Semplice, parli del meteo. D’altronde negli ultimi anni le occasioni per discuterne non sono mancate. Cambiamenti climatici, bombe d’acqua, ondate di calore offrono l’occasione per non sembrare asociali e scambiare due parole anche con chi incontri una volta l’anno, prima di non rivedersi per i successivi undici mesi. 

Allo stesso modo, l’accessibilità delle previsioni meteo che si ha sui nostri smartphone ha fatto in modo che controllare le previsioni del tempo sia diventata un’attività quotidiana. Domani ci sarà il sole o pioverà? Organizzo la gita al lago questo weekend o il prossimo? Insomma, il meteo condiziona la nostra vita, per non parlare dell’umore. 

Il meteo influenza le nostre scelte

meteo marketing

Non solo l’umore, ma anche gli acquisti. Sembra infatti che il variare delle previsioni metereologiche agisca sul comportamento dei consumatori: e il meteo marketing non è altro che il marketing applicato alle condizioni atmosferiche. 

D’altronde si ci pensiamo i nostri acquisti sono condizionati dal meteo.

Con l’arrivo della bella stagione siamo più propensi a uscire, anche la sera, e acquistare nei negozi, mentre se fa freddo ci impigriamo e preferiamo affidarci agli acquisti online.

Anche per quanto riguarda la tipologia di acquisto, le nostre scelte sono fortemente influenzate: basta pensare a quanto cambino i nostri acquisti in fatto di abbigliamento o di cibo a seconda se faccia freddo o caldo.

Meteo marketing: facciamo degli esempi

Qualche anno Stella Artois Cidre e Costa Coffe avevano esposto dei manifesti pubblicitari che si attivavano quando la temperatura esterna superava di un paio di gradi la media, pubblicizzando rispettivamente la freschezza di una bella bevanda al sidro e un rinfrescante Caffè Ice. D’altronde è proprio durante la stagione più calda che imperversa la cartellonistica, espositori pubblicitari, più facilmente fruibili dagli utenti che si riversano per le città, stanchi di restare in casa. 

Oppure Timberland che, a seconda di dove si collegava l’utente, mostrava impermeabili o vestiti leggeri immaginando quello che il consumatore stesse cercando. Come fanno? Grazie alla geolocalizzazione, che permette di studiare delle campagne ad hoc.

Anche le cantine vitivinicole non sono da meno. Cantine Rossella, storica azienda dell’oltrepò pavese che produce vino dagli inizi del ‘900, ha creato uno speciale kit con il vino che si consuma maggiormente quando fa caldo e che meglio si abbina a piatti estivi.

Sono esempi di messaggi specifici, studiati per determinati periodi dell’anno e condizionati della latitudine in cui si trovano.

Insomma, anche le campagne pubblicitarie non sono esenti dall’influenza del meteo: studiare l’efficacia del weather marketing è importante, capirne gli effetti così da costruire esperienze personalizzate.

Stella Artois
I cartelloni “meteorologici” di Stella Artois Cidre

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METAOCEAN

In che modo si può far arrivare la voce dell’oceano a tutti, sensibilizzando ogni individuo affinché comprenda l’importanza della salvaguardia di un bene così immenso? E come si può tradurre questa urgenza in un’azione realmente concreta?

Il Metaverso in questo caso ci aiuta, e non solo per un gioco di parole, ad “immergerci” nel richiamo che arriva forte e che si esprime in quella che è la prima mostra fotografica virtuale dedicata agli oceani.

Il 23 maggio alle 20.00 è stato possibile partecipare a livello global e gratuitamente, all’opening di MetaOcean, evento che mette insieme diverse realtà unite per una giusta causa: quella dell’informazione vera.

Link: https://www.zeropixel.it/metaocean/


Ringraziamo tutti i media che hanno parlato di MetaOcean

In 5 giorni sono stati superati i 4 milioni di spettatori: dal TG5 alla RAI, Radio 24 e oltre 100 testate tradizionali e online.

Ringraziamo i media per l’attenzione agli oceani e al nostro progetto.

Parlano di noi e ringraziamo:

metaocean
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La guida più dettagliata e divertente sulle immersioni nelle Filippine, PHILIPPINES DIVE ADVENTURES, il paese con la più grande biodiversità marina del mondo, è scaricabile gratuitamente online.

Come fare? È molto semplice.

Scopri le zone per gli avvistamenti più colorati ed entusiasmanti della tua vita e i segreti per organizzare una vacanza indimenticabile: dopo aver compilato un breve questionario arriverà gratuitamente in pochi secondi, direttamente alla propria casella di posta e-mail, la guida di diving nelle Filippine. Tutti i segreti per organizzare una fantastica vacanza subacquea e non lasciarsi scappare i siti di immersione più incredibili nei mari delle Filippine.

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Abbiamo conosciuto Fabiana D’Urso quasi per caso ma forse era inevitabile. Si, perché andando verso metaverso e nuove tecnologie prima o poi l’avremmo incontrata o quantomeno seguita professionalmente. Fabiana è uno dei massimi esperti in materia e in questi ultimi mesi abbiamo avuto la fortuna di poterci confrontare e imparare molto da lei.

Fabiana D’Urso

Fabiana D’Urso è una scrittrice, nel senso che scrive, tanto. Nata sceneggiatrice, poi docente specializzata in Tecniche di Scrittura applicate alle immagini, per diverso tempo, lavora come esperto del potenziamento cognitivo. In modo quasi naturale decide di dedicarsi alla comunicazione digitale fino a diventare un XR manager. Nel metaverso ha trovato la sua dimensione e ne porta avanti le caratteristiche in modo tale da poterle raccontare a quante più persone “fisiche” possibili.

Intervista a Fabiana

Metaverso: tutti ne parlano. Ma tutti ne sanno?

Io direi anche che tutti ne sentono soprattutto parlare. Non è vero, come spesso si dice che siamo all’inizio di una nuova era tecnologica. La Realtà Virtuale e quella Aumentata (VR e AR) esistono con le loro applicazioni già da diversi anni e la sperimentazione con le attrezzature e i device idonei è già presente da tempo in campi specifici come quello sanitario ad esempio o industriale. Il metaverso, questo incredibile mondo parallelo già annunciato da autori preveggenti come Stephenson e Cline, credo sia un’evoluzione naturale di Internet, il Web3 e potremmo dire la nuova indicizzazione mediatica che porterà sempre di più ad una pratica decentralizzata globale. Il metaverso non esiste, potremmo dire volendo stare con i piedi sulla linea, ma esistono degli spazi virtuali, con tutte le loro architettura grafiche che attraverso la VR danno vita ad un’esperienza immersiva quasi totalizzante. Dico quasi perché è su questo invece che siamo ancora all’inizio. La rivoluzione popolare di un social network come Facebook, diventato il riferimento più alla mano, per quello che chiamiamo metaverso (Meta appunto) è l’esempio di come le dinamiche dell’interazione globale cambino continuamente mutando e crescendo, ma serve ancora lavorarci molto.

Qual è lo scenario sul fronte Metaverso e NewTech in Italia? E nel Mondo?

L’Italia è un punto d’osservazione. Lo è sempre stato, la storia ce lo insegna. Però quando poi capisce il meccanismo, anche se arriva in ritardo, è talmente patria dei geni e delle eccezioni neuronali, che colpisce e affonda sempre qualche altro competitor. L’Italia fa ricerca, e nel caso del metaverso, ci sono diverse realtà, anche accademiche, che si stanno confrontando con quelli che potrebbero essere gli sviluppi esperienziali futuri. Si progettano accessori, guanti aptici, occhiali, ma soprattutto si fa sperimentazione in determinati campi in maniera anche eccelsa, come quello della surgery. Tutto parte dall’esperienza diretta. Da questo punto di vista le Nuove Tecnologie XR sono un tema molto ricorrente nella formazione. Diverse realtà che spaziano dalla blockchain allo sviluppo di piattaforme dedicate alla creazione di mondi virtuali, stanno portando avanti interessanti piani di informazione pratica. Il mondo è suddiviso in tante realtà a cui corrispondono culture economiche e possibilità di investimento nelle tecnologie di ultima generazione. Credo che il corrispettivo aumento della sperimentazione e dello sviluppo di possibilità di crescita in questo campo diventeranno il prossimo metro globale economico.

Fabiana D'Urso

In Italia siamo spesso indietro su molte cose. Le nuove tecnologie ‘meta’ e XR sono già accessibili ai più?

Tutti possiamo accedere ad esempio all’universo popolare di Meta attraverso l’utilizzo di un semplice device come l’Oculus Quest 2. E quando lo dico, molti arricciano il naso sull’eventualità di spendere poco più di trecento euro. Se calcoliamo però la spesa di uno smartphone medio, che spesso viene cambiato a distanza di dieci mesi, la risposta non combacia con le reali intenzioni. Non è il prezzo, non è la spesa, ma è la conoscenza di un nuovo modo di fare interazione all’interno di una realtà parallela in grado di ottimizzare qualunque performance. Quindi la risposta giusta è “sì” certo, le nuove tecnologie Mixed Reality sono accessibili a tutti e presto si avrà la possibilità di un utilizzo quotidiano di ciò che al momento appare solo come un prolungamento del gaming più basico.

Gli NFT sono un’innovazione recente eppure si è già visto di tutto, compresa l’ultima provocazione di Madonna. Queste espressioni forse creano un concetto sbagliato dei Non-Fungible Token. Quali sono realmente i Non-Fuffa Token? Quale può essere una loro funzione intelligente?

Chi pensa che gli NFT corrispondano unicamente alla Crypto Art sbaglia di grosso. Quando ci troviamo di fronte a questa realtà dobbiamo prima passare per la concezione pura di smart contract, poi dopo viene tutto il resto. La bellezza del mondo decentralizzato, e ora qui magari andiamo al di là della concezione unica di metaverso, è quella di ergersi su di una community viva e pulsante. Da questo punto di vista la Crypto Art ne è l’espressione totale. La condivisione di un valore e lo scambio di questo sono la filosofia che sta poi alla base della blockchain. E allora, per non incorrere nella totale “arsura” del proprio wallet crittografico (portafoglio per intenderci) è bene comprendere cosa resterà e cosa invece ci farà capitolare in un momentaneo passaggio di tendenze. Ho sempre pensato che oltre ad informarsi su ciò che cambia nell’universo dell’interazione digitale, è bene anche dare il giusto peso ad ogni cosa. Se Madonna crea una serie di NFT con Beeple, o se Christie’s, per stare al passo con i tempi, decentralizza un’asta, va sempre tenuto lo sguardo su ciò che determina tecnologicamente e algoritmicamente queste realtà, ossia uno smart contract. E l’utilizzo che se ne farà sempre di più mi auguro si concentri su ciò che realmente aiuti la vita quotidiana con tutte le sue funzioni. Poi se un’opera di Crypto Art è di vera qualità, quello ritengo sia un punto non criticabile, che ben venga.

Quali sono i settori su cui vedi maggiori utilità delle nuove tecnologie?

Sicuramente la Comunicazione, l’Healthcare, l’Educational in ogni sua forma e mi auguro presto la cultura e il turismo, perché in questo l’Italia potrebbe optare per un bel podio.

Ti sei concentrata su comunicazione e formazione XR fino a diventare opinion leader in materia. Cosa ti ha fatto scegliere questo nuovo mondo piuttosto che un altro?

Ho sempre pensato che il consumatore, l’utente finale fosse da tutelare, anche nel senso della partecipazione emotiva e sensoriale al messaggio presentatogli. Portare un brand nel metaverso, vuol dire fare in modo che ci sia, da subito, una forte connessione con il cliente. La comunicazione sta cambiando molto velocemente, e in attesa che anche i social network presto si decentralizzino, quello su cui mi piace lavorare è la sensazione che si viene a creare nella mente di un utente presente in un environment virtuale. Il marketing immersivo credo diventerà il mio mantra. Mi piace troppo studiare i meccanismi che stanno nascendo e che determinano le nuove strategie di azione. Forse perché vengo dal cinema e dalla televisione e quindi sono abituata a confrontarmi con il dialogo che si instaura tra spettatore e mondo narrato che gli gira intorno. Vedo quindi nella realtà virtuale e nelle sue tante applicazioni, un potenziale fortissimo.

Sappiamo che non ami particolarmente le presentazioni di PowerPoint e sono d’accordo con te, anche se spesso sono uno strumento necessario. Come vengono strutturati i corsi Meta Communications?

Lo so, sembro poco professionale, ma è più forte di me. Mi piace troppo far sentire mentre racconto o spiego qualcosa invece che incanalare un’attenzione visiva unica su di un’immagine statica. I corsi di Meta Communications camminano su due linee parallele che ad un certo punto si avvicinano tantissimo e che uniscono insieme la pratica immersiva (con visori) e la progettazione neuronale in aula. C’è poi la mia grande passione per gli esseri umani e lo studio delle varie fasi di apprendimento. Far conoscere la dimensione “metaversiana” come esperienza di forte empatia con ciò che ci viene ricreato intorno, credo valga mille slide, anche se per questo capisco che ci vorrà ancora un po’ di tempo. Il bello però sta proprio in questo, darsi da fare durante l’attesa.

Maggiori info: https://metacommunications.it/