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FACEBOOK-VS-LINKEDIN

Facebook per il tempo libero, LinkedIn per il lavoro. Vero, ma forse un po’ troppo riduttivo nel 2021.

Sappiamo tutti che la piattaforma per il B2B è LinkedIn, social network pro della famiglia Microsoft dal giugno 2016. Sulla base di questo in molti danno per scontato che anche gli investimenti pubblicitari in Ads debbano essere fatti lì.

Siamo così sicuri che sia così?

Ci riferiamo qui all’utilizzo dello strumento per lo sviluppo delle attività (i.e. brand awareness, lead generation) ma non per il recruiting.

Il B2B (Business-To-Business) comprende tutte le attività di sviluppo sul target aziende e professionisti, anziché il consumatore (dove si parla di B2C Business-To-Consumer).

I social media vanno inseriti in un piano editoriale coerente con una buona strategia di content marketing. Gli obiettivi si possono generalmente raggruppare in macrocategorie: brand  awareness, engagement e lead generation. L’aumento della fanbase e di altre metriche di vanità è spesso richiesto ma non deve essere una delle priorità su nessuna piattaforma.

Se Facebook è uno strumento valido per il B2C molto raramente viene considerato per il B2B. Facebook però nel tempo ha sempre migliorato la profilazione degli utenti dando migliori possibilità di definire i target di interesse in modo dettagliato anche sulla base della loro professione.

In Italia abbiamo quasi 40 milioni di utenti su Facebook e 15 milioni sono profilati su Linkedin ma il 90% di questi non partecipa, né commenta o condivide. Trascorriamo circa 2 ore al giorno sui social media. Il 98% dei collegamenti li facciamo da mobile.

Altri dati generali del 2020:

FacebookLinkedIn
Utenti38 milioni15 milioni
Tempo trascorso al mese16,5 ore7 ore
Durata media visita11 minuti8 minuti
Tempo trascorso al giorno durante la quarantena26 minuti0,7 minuti
% donne50%47%

Numeri alla mano abbiamo fatto molti test negli ultimi anni e possiamo trarre le prime conclusioni.

Un caso di studio: test di confronto Facebook vs LinkedIn per il B2B

La nostra mente pragmatica ed analitica ci porta sempre a sperimentare, per quanto possibile. Così con test di confronto abbiamo voluto provare a lavorare su alcuni progetti di lead generation da entrambe le piattaforme, Facebook e Linkedin. Abbiamo attivato campagne simili su target personalizzati molto ben definiti.

Prendiamo uno degli ultimi test per vedere come è andata. In questo caso non abbiamo attivato il Pixel di Facebook per coerenza (la sua attivazione avrebbe portato un vantaggio a Facebook).

Vediamo il costo di ogni clic con dati armonizzati per la stessa spesa di 1.000 €

 FacebookLinkedIn
Clic1113580
Copertura49.56043.362
Costo per clic0,88 €3,32 €

Prima considerazione: i clic su LinkedIn sono costati quasi 4 volte tanto quelli di Facebook.  

Proseguiremo questa analisi su lead e conversioni in un secondo momento ma portiamo a casa la prima certezza: un clic costa molto di più su LinkedIn. Ma vale molto di più?

Vediamo altri aspetti qualitativi principali di confronto tra le due piattaforme.

Organizzazione: Facebook vs LinkedIn

Facebook ci ha portati ad utilizzare sempre più il Business Manager (BM) per la gestione delle campagne. Il BM è uno strumento che va digerito e questo richiede tempo, passione e dedizione servile. Le campagne possono comunque essere gestite dalle pagine in modo semplificato, cosa che comunque è sconsigliabile. Facebook BM è veramente complesso da utilizzare e farlo bene è un lavoro a tempo pieno anche a causa dei continui aggiornamenti e delle novità che vengono introdotte.

LinkedIn mette a disposizione il Campaign Manager. Molto più semplice da utilizzare del primo offre però molte meno possibilità.

Su entrambe le piattaforme i tempi di attivazione delle campagne sono variabili ma Facebook ha una reattività decisamente migliore e una migliore comunicazione con l’inserzionista che su LinkedIn è pressoché inesistente.

Assistenza: Facebook vs LinkedIn

Facebook mette a disposizione tutto il know-how necessario per l’ottimizzazione delle campagne e alle agenzie affianca un consulente dedicato che segue l’agenzia in un percorso personalizzato. Un servizio eccellente e di grande valore.
LinkedIn, a parte contributi disponibili online, ha disattivato anche il supporto via chat e in nessun modo è possibile avere assistenza. Per lo sviluppo delle pagine aziendali LinkedIn offre pacchetti di supporto a pagamento con investimenti minimi intorno ai 10k/anno.

LinkedIn: supporto non disponibile

Sicurezza: Facebook vs LinkedIn

Mentre tutti conosciamo lo scandalo dei dati Facebook-Cambridge Analytica forse in pochi ricordiamo che Il 17 maggio 2016 LinkedIn ha scoperto e poi comunicato che i dati degli utenti erano stati rubati 4 anni prima e messi in vendita nel dark web.

Big data a parte, negli ultimi anni abbiamo ricevuto richieste di verifica di attività sospette su Facebook che è sempre intervenuto in modo appropriato.

Un fatto recente: ad un nostro cliente è stato violato il profilo LinkedIn. Nonostante gli sforzi, le preoccupazioni e il tempo perso, non si ha mai avuto risposta a nessuna richiesta di assistenza. Da parte di Linkedin il silenzio.
Altro mondo su Facebook che ha un’eccellente e rapida gestione della sicurezza degli account. In caso di verifiche richiede copia dei documenti personali e sblocca velocemente le situazioni critiche.

Qualcosa è andato storto su Linkedin

Conclusioni: per il B2B LinkedIn o Facebook?

Questa prima analisi seppur parziale ci può portare a rispondere dicendo che se Facebook è per tutti LinkedIn no.

Su Facebook però non basta più un clic: il lavoro non è semplice né veloce. È diventato fondamentale utilizzare in modo serio Business Manager, Pixel e altri strumenti che l’azienda mette e disposizione.

Riteniamo utile LinkedIn per aziende più strutturate che possono investire nella piattaforma budget di importi superiori ai 15-20k euro/anno, a cui va aggiunto il costo per la creazione di contenuti di qualità.

Proseguiremo i test nella speranza che LinkedIn migliori le criticità evidenziate e soprattutto il rapporto con i clienti, per ora pessimo ma ricordiamoci sempre che a monte di tutto, resta sul trono il sempre eccellente Google.

Ringraziamenti

Desideriamo ringraziare Sara Valenti, Marketing Expert di Facebook, per il continuo e prezioso supporto offerto.

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the social dilemma

Recensione del film The Social Dilemma

Pubblicato su Netflix il 9 settembre 2020, “The Social Dilemma” è un docu-film diretto da Jeff Orlowski che esplora lo sviluppo dei social media focalizzandosi sull’impatto negativo di questi sulla società.

Prima di parlare del film documentario “The Social Dilemma” facciamo un breve tuffo nel passato.

Ricordo bene i primi accessi al web con un modem gracchiante nella sala computer dell’università. Gli anni Novanta ci hanno condotto alla rivoluzione tecnologica che in alcuni casi ha cambiato le regole del gioco nel lavoro e, soprattutto, nella vita. Una rivoluzione che si è sviluppata con una velocità esponenziale, unica nella storia.

Nei primi anni Duemila creai una piccola community in un settore di nicchia, ScubaPortal, e quando nel 2004 arrivò Facebook non fui sorpreso dal suo sviluppo. Mai, come penso nessuno, però avrei potuto immaginare l’impatto che avrebbe avuto sulla vita di tutti così continuai – e lo faccio tuttora con passione – a seguire la sua evoluzione e quella degli altri principali social media.

Oggi, pur utilizzando il marketing digitale per lavoro, cerco anche di capire l’impatto dei social media su mio figlio di 10 anni, Lupo, testimonial significativo di una generazione, la Z, che più di tutte sta vivendo in questo nuovo mondo. La scorsa settimana sfidai il ragazzo su TikTok e insieme pubblicammo 2 video. Il mio si fermò a 400 visualizzazioni, il suo sfondò in 3 giorni le 100.000 con oltre 5.000 like e centinaia di condivisioni.

Due giorni dopo ho guardato con lui il film “The Social Dilemma“.

A distanza di 10 anni dall’uscita del film “The Social Network“, la storia di Facebook e del suo inventore Mark Zuckerberg, oggi “The Social Dilemma” si propone con un messaggio drammatico: i social media sono il male e noi ne siamo tutti dipendenti, vittime e prodotti.

Trama del film The Social Dilemma

Il film mostra il lato oscuro dei social media tramite interviste a chi ha contribuito a creare questi strumenti. Tra di loro Tim Kendall, ex presidente di Pinterest – Tristan Harris, design ethicist di Google – Justin Rosenstein, ingegnere di Facebook e altri.

the social dilemma

Dalla raccolta e analisi dei dati un algoritmo elabora la strategia per strumentalizzare la mente umana, creando dipendenza da un lato e portando a compiere scelte estreme dall’altro, più o meno con la stessa logica dell’assunzione di droga.

Capitalismo della sorveglianza, fake news, manager della disinformazione, tecnologia persuasiva, hackeraggio della crescita, approvazione sociale, #pizzagate

Un algoritmo sempre più raffinato sa proporci i contenuti di nostro interesse, legandoci alla piattaforma digitale e mantenendoci connessi ad essa per tutto il giorno.

Se non stai pagando per un prodotto allora il prodotto sei tu.

Il documentario si accanisce esclusivamente sugli aspetti negativi legati ad un abuso dei social media e alla ipotetica strumentalizzazione dell’uomo.

Come dicevano i nostri nonni, nemmeno il cane muove la coda per niente. Non c’è però bisogno di Netflix per aprirci gli occhi e sappiamo da anni che la nostra attenzione è il prodotto che viene venduto agli inserzionisti. Niente di nuovo, funzionava così anche per la televisione. Ora tutto ciò che si fa online viene registrato e monitorato e se il capitalismo della sorveglianza trae profitto dal monitoraggio dei comportamenti, è anche vero che ci sono tantissimi aspetti positivi che hanno migliorato le nostre vite private e professionali.

L’etica dei social è un tema caldo e ben venga se questo film farà vivere qualche ora di digital detox a qualcuno e diminuire le notifiche ad altri. Ad una facile demonizzazione degli strumenti è sempre preferibile la formazione per il loro corretto utilizzo.

the social dilemma

The Social Dilemma” la spara troppo grossa e probabilmente l’unica verità è che siamo tutti un po’ dipendenti dal nostro smartphone. Chi ritenesse di avere problemi può valutare servizi come questo: Digital Life Coaching.

Trovo invece positivo se un algoritmo fatto bene ci proporrà brevi pubblicità di nostro interesse, molto meglio delle inutili réclame televisive che non si possono skippare.

Non dimentichiamo che Netflix è un diretto concorrente delle piattaforme che vengono criticate nel film. Che sia una strategia molto aggressiva per farci restare di più su questa piattaforma?

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