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La chiave di successo di Top Gun Maverick è il nostalgia marketing?

Top Gun Maverick ha superato in meno di un mese 1 MLD$, decretando il più grande successo di Tom Cruise e uno dei film più visti al cinema, correndo velocemente verso i 2,85 MLD$ di Avatar, record assoluto ma nei cinema dal 2009.

Ricordiamo tutti il primo Top Gun del 1986 diretto da Tony Scott con Tom Cruise, Kelly McGillis, Anthony Edwards e Val Kilmer. Il film proiettò Tom Cruise tra le star di Hollywood e vinse un Oscar e un Golden Globe con la canzone Take My Breath Away:

“Watchin’ every motion in my foolish lover’s game
On this endless ocean, finally lovers know no shame
Turning and returning to some secret place inside
Watchin’ in slow motion as you turn around and say

Take my breath away
Take my breath away…”

Marketing della nostalgia

Tra i bias cognitivi su cui molti brand fanno leva ha un ruolo importantissimo l’effetto nostalgia, una delle più potenti leve di marketing di sempre.

Pensare al passato in modo nostalgico tende a farci aumentare la nostra propensione ad acquistare puntando sui ricordi positivi.

Si parla quindi di marketing della nostalgia o marketing rétro, vintage marketing.

Robert M. Schindler e Morris B. Holbrook furono i primi, nel 1989, ad indicare la nostalgia quale leva di marketing.

Il marketing della nostalgia fa leva su un grande bacino di utenti, soprattutto sulle generazioni X e Y, ovvero i nati tra il 1965 e il 1995, cresciuti durante il passaggio dall’analogico al digitale con nutrita nostalgia per un passato fatto di cose più semplici, senza Internet e social media.

Sono tantissimi i brand tornati grazie al marketing della nostalgia, pensiamo a Polaroid, Nintendo, RayBan, Fiat 500 e 124, Mini, Pokemon Go, H&M e tanti altri tra cui anche i big dello streaming che hanno lanciato serie riprese dagli anni 80. Spotify ha lanciato la playlist Macchina del tempo con un algoritmo che propone canzoni in base alla data di nascita dell’utente.

Nel nuovo Top Gun ritorna la Kawasaki di Maverick del 1984. Possiamo scommettere che Kawasaki tornerà nei desiderata di molte più persone?

nostalgia marketing top gun

Il segreto del successo: nostalgia, attesa e soprattutto sostanza

Comunque legare il successo di Maverick solo al marketing della nostalgia è sicuramente limitativo.

Un ruolo importante l’ha giocato anche l’attesa. Il primo trailer è stato pubblicato il 18 luglio 2019, l’uscita nelle sale statunitensi è stata rinviata più volte dal 2019 fino al 25 maggio 2022. Da allora lo scenario mondiale è cambiato e, nonostante i produttori non lo potessero prevedere, ricordiamo la battaglia contro i Mig Russi del primo Top Gun:

  • Charlie: Cosa ci facevate lassù?
  • Goose: Comunicavamo.
  • Maverick: Sì, comunicavamo. Mantenevamo rapporti di amicizia con un paese straniero, capisce? Con un gesto simbolico!

La sostanza e la cura dei dettagli hanno giocato una parte fondamentale per il successo del film.
Soprattutto per l’attore principale, Tom Cruise, senza il quale il film avrebbe avuto tutt’altro risultato. Tom Cruise compie 60 anni il 3 luglio 2022 e, pur con una carriera incredibile alle spalle, non si è mai fermato ma è riuscito a rallentare il tempo rimanendo lo stesso Tom Cruise degli anni ottanta. Tom Cruise non ha mai voluto green screen nelle scene ma ha voluto essere sempre protagonista anche delle sue pericolose acrobazie. Per farlo si è allenato, ha seguito uno stile di vita sano curando dieta ed esercizio fisico. È riuscito a rimanere in forma e affascinante come sempre mantenendosi prestante senza perdere di credibilità nel personaggio interpretato.

Tornando alla domanda iniziale: ‘La chiave di successo di Top Gun Maverick è il nostalgia marketing?’ ora la risposta dovrebbe essere chiara.

Il marketing della nostalgia, ma in generale il marketing, può funzionare solo se alla base c’è sostanza.

La fuffa non produce nostalgia: si dissolve (e si dimentica) velocemente.


METAOCEAN

In che modo si può far arrivare la voce dell’oceano a tutti, sensibilizzando ogni individuo affinché comprenda l’importanza della salvaguardia di un bene così immenso? E come si può tradurre questa urgenza in un’azione realmente concreta?

Il Metaverso in questo caso ci aiuta, e non solo per un gioco di parole, ad “immergerci” nel richiamo che arriva forte e che si esprime in quella che è la prima mostra fotografica virtuale dedicata agli oceani.

Il 23 maggio alle 20.00 è stato possibile partecipare a livello global e gratuitamente, all’opening di MetaOcean, evento che mette insieme diverse realtà unite per una giusta causa: quella dell’informazione vera.

Link: https://www.zeropixel.it/metaocean/


Ringraziamo tutti i media che hanno parlato di MetaOcean

In 5 giorni sono stati superati i 4 milioni di spettatori: dal TG5 alla RAI, Radio 24 e oltre 100 testate tradizionali e online.

Ringraziamo i media per l’attenzione agli oceani e al nostro progetto.

Parlano di noi e ringraziamo:

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Abbiamo conosciuto Fabiana D’Urso quasi per caso ma forse era inevitabile. Si, perché andando verso metaverso e nuove tecnologie prima o poi l’avremmo incontrata o quantomeno seguita professionalmente. Fabiana è uno dei massimi esperti in materia e in questi ultimi mesi abbiamo avuto la fortuna di poterci confrontare e imparare molto da lei.

Fabiana D’Urso

Fabiana D’Urso è una scrittrice, nel senso che scrive, tanto. Nata sceneggiatrice, poi docente specializzata in Tecniche di Scrittura applicate alle immagini, per diverso tempo, lavora come esperto del potenziamento cognitivo. In modo quasi naturale decide di dedicarsi alla comunicazione digitale fino a diventare un XR manager. Nel metaverso ha trovato la sua dimensione e ne porta avanti le caratteristiche in modo tale da poterle raccontare a quante più persone “fisiche” possibili.

Intervista a Fabiana

Metaverso: tutti ne parlano. Ma tutti ne sanno?

Io direi anche che tutti ne sentono soprattutto parlare. Non è vero, come spesso si dice che siamo all’inizio di una nuova era tecnologica. La Realtà Virtuale e quella Aumentata (VR e AR) esistono con le loro applicazioni già da diversi anni e la sperimentazione con le attrezzature e i device idonei è già presente da tempo in campi specifici come quello sanitario ad esempio o industriale. Il metaverso, questo incredibile mondo parallelo già annunciato da autori preveggenti come Stephenson e Cline, credo sia un’evoluzione naturale di Internet, il Web3 e potremmo dire la nuova indicizzazione mediatica che porterà sempre di più ad una pratica decentralizzata globale. Il metaverso non esiste, potremmo dire volendo stare con i piedi sulla linea, ma esistono degli spazi virtuali, con tutte le loro architettura grafiche che attraverso la VR danno vita ad un’esperienza immersiva quasi totalizzante. Dico quasi perché è su questo invece che siamo ancora all’inizio. La rivoluzione popolare di un social network come Facebook, diventato il riferimento più alla mano, per quello che chiamiamo metaverso (Meta appunto) è l’esempio di come le dinamiche dell’interazione globale cambino continuamente mutando e crescendo, ma serve ancora lavorarci molto.

Qual è lo scenario sul fronte Metaverso e NewTech in Italia? E nel Mondo?

L’Italia è un punto d’osservazione. Lo è sempre stato, la storia ce lo insegna. Però quando poi capisce il meccanismo, anche se arriva in ritardo, è talmente patria dei geni e delle eccezioni neuronali, che colpisce e affonda sempre qualche altro competitor. L’Italia fa ricerca, e nel caso del metaverso, ci sono diverse realtà, anche accademiche, che si stanno confrontando con quelli che potrebbero essere gli sviluppi esperienziali futuri. Si progettano accessori, guanti aptici, occhiali, ma soprattutto si fa sperimentazione in determinati campi in maniera anche eccelsa, come quello della surgery. Tutto parte dall’esperienza diretta. Da questo punto di vista le Nuove Tecnologie XR sono un tema molto ricorrente nella formazione. Diverse realtà che spaziano dalla blockchain allo sviluppo di piattaforme dedicate alla creazione di mondi virtuali, stanno portando avanti interessanti piani di informazione pratica. Il mondo è suddiviso in tante realtà a cui corrispondono culture economiche e possibilità di investimento nelle tecnologie di ultima generazione. Credo che il corrispettivo aumento della sperimentazione e dello sviluppo di possibilità di crescita in questo campo diventeranno il prossimo metro globale economico.

Fabiana D'Urso

In Italia siamo spesso indietro su molte cose. Le nuove tecnologie ‘meta’ e XR sono già accessibili ai più?

Tutti possiamo accedere ad esempio all’universo popolare di Meta attraverso l’utilizzo di un semplice device come l’Oculus Quest 2. E quando lo dico, molti arricciano il naso sull’eventualità di spendere poco più di trecento euro. Se calcoliamo però la spesa di uno smartphone medio, che spesso viene cambiato a distanza di dieci mesi, la risposta non combacia con le reali intenzioni. Non è il prezzo, non è la spesa, ma è la conoscenza di un nuovo modo di fare interazione all’interno di una realtà parallela in grado di ottimizzare qualunque performance. Quindi la risposta giusta è “sì” certo, le nuove tecnologie Mixed Reality sono accessibili a tutti e presto si avrà la possibilità di un utilizzo quotidiano di ciò che al momento appare solo come un prolungamento del gaming più basico.

Gli NFT sono un’innovazione recente eppure si è già visto di tutto, compresa l’ultima provocazione di Madonna. Queste espressioni forse creano un concetto sbagliato dei Non-Fungible Token. Quali sono realmente i Non-Fuffa Token? Quale può essere una loro funzione intelligente?

Chi pensa che gli NFT corrispondano unicamente alla Crypto Art sbaglia di grosso. Quando ci troviamo di fronte a questa realtà dobbiamo prima passare per la concezione pura di smart contract, poi dopo viene tutto il resto. La bellezza del mondo decentralizzato, e ora qui magari andiamo al di là della concezione unica di metaverso, è quella di ergersi su di una community viva e pulsante. Da questo punto di vista la Crypto Art ne è l’espressione totale. La condivisione di un valore e lo scambio di questo sono la filosofia che sta poi alla base della blockchain. E allora, per non incorrere nella totale “arsura” del proprio wallet crittografico (portafoglio per intenderci) è bene comprendere cosa resterà e cosa invece ci farà capitolare in un momentaneo passaggio di tendenze. Ho sempre pensato che oltre ad informarsi su ciò che cambia nell’universo dell’interazione digitale, è bene anche dare il giusto peso ad ogni cosa. Se Madonna crea una serie di NFT con Beeple, o se Christie’s, per stare al passo con i tempi, decentralizza un’asta, va sempre tenuto lo sguardo su ciò che determina tecnologicamente e algoritmicamente queste realtà, ossia uno smart contract. E l’utilizzo che se ne farà sempre di più mi auguro si concentri su ciò che realmente aiuti la vita quotidiana con tutte le sue funzioni. Poi se un’opera di Crypto Art è di vera qualità, quello ritengo sia un punto non criticabile, che ben venga.

Quali sono i settori su cui vedi maggiori utilità delle nuove tecnologie?

Sicuramente la Comunicazione, l’Healthcare, l’Educational in ogni sua forma e mi auguro presto la cultura e il turismo, perché in questo l’Italia potrebbe optare per un bel podio.

Ti sei concentrata su comunicazione e formazione XR fino a diventare opinion leader in materia. Cosa ti ha fatto scegliere questo nuovo mondo piuttosto che un altro?

Ho sempre pensato che il consumatore, l’utente finale fosse da tutelare, anche nel senso della partecipazione emotiva e sensoriale al messaggio presentatogli. Portare un brand nel metaverso, vuol dire fare in modo che ci sia, da subito, una forte connessione con il cliente. La comunicazione sta cambiando molto velocemente, e in attesa che anche i social network presto si decentralizzino, quello su cui mi piace lavorare è la sensazione che si viene a creare nella mente di un utente presente in un environment virtuale. Il marketing immersivo credo diventerà il mio mantra. Mi piace troppo studiare i meccanismi che stanno nascendo e che determinano le nuove strategie di azione. Forse perché vengo dal cinema e dalla televisione e quindi sono abituata a confrontarmi con il dialogo che si instaura tra spettatore e mondo narrato che gli gira intorno. Vedo quindi nella realtà virtuale e nelle sue tante applicazioni, un potenziale fortissimo.

Sappiamo che non ami particolarmente le presentazioni di PowerPoint e sono d’accordo con te, anche se spesso sono uno strumento necessario. Come vengono strutturati i corsi Meta Communications?

Lo so, sembro poco professionale, ma è più forte di me. Mi piace troppo far sentire mentre racconto o spiego qualcosa invece che incanalare un’attenzione visiva unica su di un’immagine statica. I corsi di Meta Communications camminano su due linee parallele che ad un certo punto si avvicinano tantissimo e che uniscono insieme la pratica immersiva (con visori) e la progettazione neuronale in aula. C’è poi la mia grande passione per gli esseri umani e lo studio delle varie fasi di apprendimento. Far conoscere la dimensione “metaversiana” come esperienza di forte empatia con ciò che ci viene ricreato intorno, credo valga mille slide, anche se per questo capisco che ci vorrà ancora un po’ di tempo. Il bello però sta proprio in questo, darsi da fare durante l’attesa.

Maggiori info: https://metacommunications.it/

metaocean

In che modo si può far arrivare la voce dell’oceano a tutti, sensibilizzando ogni individuo affinché comprenda l’importanza della salvaguardia di un bene così immenso? E come si può tradurre questa urgenza in un’azione realmente concreta?

Il Metaverso in questo caso ci aiuta, e non solo per un gioco di parole, ad “immergerci” nel richiamo che arriva forte e che si esprime in quella che è la prima mostra fotografica virtuale dedicata agli oceani.

Il 23 maggio alle 20.00 sarà possibile partecipare a livello global e gratuitamente, all’opening di MetaOcean, evento che mette insieme diverse realtà unite per una giusta causa: quella dell’informazione vera.


Cos’è Metaocean

Organizzata da Zero Pixel e Meta Communications, Skills and Academy, su ambiente Spatial, l’evento è accessibile in ambiente immersivo con i visori Oculus Quest 2, da smartphone, Tablet e Pc.

MetaOcean apre una serie di progetti volti a sensibilizzare anche i più giovani sull’importanza della salvaguardia della biodiversità degli oceani e la lotta alla pesca illegale e pratiche primitive come lo shark finning, la pratica crudele del taglio delle pinne che sta decimando gli squali.

In uno spazio Isle sono stati inseriti una Gallery di fotografie subacquee scattate da Marco Daturi in diversi paesi nel mondo, un crypto obj di Lupo Daturi, 11 anni, e un portale per accedere ad uno spazio Outdoor di Sea Shepherd.

Perchè Metaocean?

Gli oceani hanno bisogno di noi. Nei miei viaggi ho constatato da vicino troppo spesso la totale mancanza di rispetto per il mare. Attraversando l’Indonesia ci siamo imbattuti in isole di plastica. Nei mercatini asiatici la vendita di pinne di squalo e cavallucci marini secchi è purtroppo ancora praticata. Senza andare troppo lontano anche le nostre acque si stanno impoverendo molto velocemente con discariche sommerse e pratiche di pesca illegale all’ordine del giorno”, ci spiega Marco Daturi.

MetaOcean porta in un nuovo ambiente questi problemi con immagini volte a mostrare la bellezza di un mondo ancora poco conosciuto, quello sommerso, che rischiamo di perdere se non ne avremo cura. Il metaverso è sicuramente il futuro e se nel passato abbiamo già fatto molta comunicazione in questo senso, ci è sembrato giusto tuffarci anche qui”.

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Sea Shepherd è un’organizzazione internazionale, senza fini di lucro, costituita nel 1977 con la missione di fermare la distruzione dell’habitat naturale e il massacro delle specie selvatiche negli oceani del mondo intero, al fine di conservare e proteggere l’ecosistema e le differenti specie.

La particolarità di vivere questa emozione immersiva attraverso l’evento dedicato, porta anche alla luce un nuovo modo di partecipazione attiva su quelle che sono le tematiche trattate. L’universo della community all’interno del Metaverso sta crescendo come una delle forze più significative degli ultimi tempi. Una forza che porta con sé non solo la consapevolezza di ciò che realmente sia oggi importante per la nostra sopravvivenza, ma anche e soprattutto, la dimensione unitaria degli utenti coinvolti. La cultura del non distruggere anima ormai sempre di più le teste delle nuove generazioni e il movimento che nasce al di là degli schemi fisici, trova nella virtualità dei contesti e dei contenuti una luce tutta nuova.

E allora, se non possiamo saltare in barca con Sea Shepherd, possiamo però partecipare e sostenere, con i nostri avatar, quella che è la community più importante, nata dall’innovazione e dalla trasparenza delle intenzioni. Avere a cuore la salute degli oceani vuol dire avere il mare dentro.

MetaOcean vuole semplicemente raccontare questo.

Come si imposta una strategia di personal branding per imprenditori, professionisti ed esperti? Ecco una guida con le principali tappe da seguire.

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metaverso

6 mesi fa Mark Zuckerberg introduceva il metaverso annunciando il nuovo nome dell’azienda Facebook, Meta, a cui appartengono, oltre a Facebook, gli altri main brand tra cui Instagram, Whatsapp e Oculus.

In quell’occasione il fondatore di Facebook ha detto “Riteniamo che il metaverso sarà il successore di Internet mobile, saremo in grado di sentirci presenti, come se fossimo proprio lì con le persone, non importa quanto distanti siamo effettivamente“.

L’abbiamo preso in parola e abbiamo seguito gli sviluppi del metaverso in questa prima fase embrionale, osservando come si stanno muovendo i big della comunicazione e testandone direttamente alcune funzionalità con i visori Oculus Quest 2.

Microsoft, per esempio, ha sviluppato Mesh, la tecnologia che consente agli utenti di connettersi con una ologrammi e collaborare a distanza con una forma di realtà mista. Siamo in attesa.

Parallelamente alla diffusione delle criptovalute e degli NFT (di cui abbiamo parlato 1 anno fa, vedi NFT e crypto-art: la tecnologia blockchain per l’arte) sono nati i primi mondi del Metaverso tra cui Decentraland, SandBox, Spatial e Stageverse.

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Cos’è il metaverso

Metaverso è stato introdotto da Neal Stephenson nel 1992 nel libro Snow Crash dove l’autore lo descriveva come una realtà virtuale condivisa tramite il web, dove si è rappresentati attraverso un avatar personale.

Come inteso oggi, il metaverso è il luogo phygital in cui i mondi fisico e digitale si connettono in uno spazio esteso ‘phygtal’ dove per persone possono interagire con un proprio avatar come rappresentazione digitale di sé stessi. In questo mondo le persone possono interagire giocando o lavorando, possono andare ad eventi, experience, provare auto, gioielli e vestiti. In questo mondo virtuale si sviluppa il cyberspazio con caratteristiche digitali che richiamano elementi del mondo reale, più o meno veritiere.

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Nuove possibilità con il metaverso

Sono moltissime le nuove possibilità offerte da questo nuovo mondo. Ne abbiamo provate diverse e ci siamo fatti delle nostre idee. Vediamo le principali.

1. Nuove frontiere del gaming

I giochi in realtà virtuale non sono una novità e non si sono mai sviluppati per svariati motivi. Ora, nel metaverso, si assiste a nuove forme di gioco ibride inserite nei nuovi mondi.
Abbiamo provato alcuni game del momento ma per questo aspetto probabilmente i tempi non sono ancora maturi soprattutto per le limitazioni tecnologiche dei dispositivi di VR che hanno prestazioni e risoluzioni ancora lontane dai pc da gaming. Si aprono però le porte a nuovi giochi integrati nei vari metamondi ma non si tratta dei giochi per come li conoscevamo se non un lontano richiamo a Second Life. Con Gorilla Tag ci siamo arrampicati sugli alberi e abbiamo testato bellissime esperienze per hand tracking con Elixir. Ci siamo appassionati anche noi a Minecraft che potrebbe aprire un nuovo metamondo (con tanti dubbi da parte di Lupo, nostro beta tester della generazione Alpha che ci ricorda che per gli amanti di Minecraft VR, Minecraft VR c’è già). Diciamo che, pur amandoli, non abbiamo mai rimpianto gli arcade 80s.

2. Lavoro tra presenza e metaconferenze

Se le videoconferenze sono ormai una moda spesso abusata, il prossimo incubo potrebbero essere le metaconferenze, dove, oltre ad essere costretti a presenziare, sarà anche necessario indossare un visore sopportabile solamente per qualche decina di minuti. I nuovi ambienti di lavoro permetteranno però di sviluppare creatività e comunicazione in modo più immersivo. Abbiamo provato diversi meeting virtuali soprattutto con horizon Workrooms che abbiamo utilizzato anche, un po’ per gioco, per la presentazione del libro Change Marketing (qui il video). Il nuovo approccio è indubbiamente scenografico ma, superata l’emozione della prima mezz’ora, risulta ancora poco pratico per un utilizzo efficiente del tempo.

3. Moda e lifestyle

Se ci prendiamo cura di noi stessi, lo faremo anche con il nostro avatar o meglio i nostri avatar, diversi per ogni mondo virtuale in cui vorremo svilupparci. Potremo indossare vestiti e scarpe dei nostri brand preferiti che naturalmente si sono già sviluppati in questa direzione.
Abbiamo visto girare molti NFT in questa direzione ed è sicuramente bello vedere vivere la libertà di come le persone vogliano spendere i propri soldi, sempre più virtuali. Indipendentemente da come vivremo la nostra metavita possiamo sfruttare le tecnologie VR per provare un paio di scarpe o configurare la nostra nuova autovettura. Per farlo non è né sarà comunque necessario accedere ad un metaverso ma basta una app VR.

4. Formazione tra VR ed XR

Questo è sicuramente un campo di grande interesse e funzionalità. La formazione virtuale non è una novità ma in questo ambiente troverà lo slancio per consolidarsi offrendo strumenti ed esperienze più difficilmente replicabili nella vita reale. Questo accadrà indipendentemente dallo sviluppo del metaverso. Le tecnologie formative in realtà mista sono un aspetto da non sottovalutare e la crescente popolarità del metaverso spingerà in questa direzione. Resta da capire fino a che punto l’intelligenza artificiale sostituirà i formatori.

5. Crypto arte e NFT

Gli artisti digitali decreteranno parte del successo del metaverso con lo sviluppo di oggetti digitali, design e ambienti creativi. Il mondo NFT sta creando una nuova generazione di artisti ancora in parte incompresa dai baby boomers ma di riferimento per le generazioni Z e Alpha. Accedere agli NFT è sempre più facile e questo renderà le nuove forme di arte sempre più popolari.

6. Meta-eventi

Nel metaverso verranno sviluppati eventi di portata inimmaginabile sia per possibilità creative, sia per partecipazione. Abbiamo assistito a concerti ma in questo caso siamo ben lontani dalle emozioni offerte dalle band reali ma anche in questo caso si stanno sviluppando nuovi musicisti. Recentemente siano stati ad un evento particolare, il primo metabar ma anche in questo caso l’integrazione tra i due mondi è ancora lontana, sempre che sia necessaria.

Aspettiamo ora di provare altre forme di metaverso tra turismo sintetico, finanza e sport per citarne alcuni.

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Oggi il metaverso non è per tutti

Come tutte le innovazioni agli early adopters seguirà la popolarità e tutte le generazioni si avvicineranno compatibilmente con il proprio approccio per le nuove tecnologie.

Gli avatar sono ancora lontani dalla realtà e per lo più inespressivi. In alcuni mondi sono ancora molto avatar cartoon, in altri rappresentazioni solo parziali con assenza degli arti inferiori. La tecnologia farà presto passi avanti e tra non molto troveremo un nostro clone virtuale a perfetta immagine e somiglianza. Se difficilmente si arriverà ad un avatar unico, quasi certamente verranno introdotte nuove tecnologie che li renderanno sempre più realistici con tecnologie di riconoscimento dei movimenti del viso per rappresentare le espressioni, una ricostruzione dell’olfatto virtuale, ecc.

Dicevamo che oggi non è per tutti. Per poter sviluppare è necessario avere una forte digital mind che deve includere conoscenze del mondo crypto, delle tecnologie necessarie e dimestichezza con la grafica.

Per poter fruire dei contenuti e vivere esperienze metaversiane è invece sufficiente acquistare un dispositivo che sia Oculus Quest 2 o simile.

Quanto al marketing è d’obbligo alzare l’attenzione verso questo nuovo mondo.

Se oggi vogliamo comunicare alle Gen-Z e Alpha oppure in un modo nuovo con maggiori possibilità il tuffo nel metaverso è quasi d’obbligo con un pensiero ad un marketing immersivo completamente nuovo.

Nel frattempo si stanno aprendo i tavoli per discutere le prime tematiche in materia di legge e metaverso, uno spazio che deve ancora definire la sua normativa perché anche nel metaverso la legge va rispettata. Alle problematiche principali ben note, soprattutto in materia di trattamento dei dati personali, si aggiungono novità soprattutto in contrattualistica e fiscalità internazionale.

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Il primo metabar del mondo, seppur temporaneo, è stato inaugurato il 6 aprile da Heineken a Milano, all’Arco Della Pace.

I Caselli Daziari sono stati allestiti con installazioni visive tali da rendere quasi virtuale il locale per la presentazione della nuova birra Heineken Silver. Questo evento ha dato una continuità fisica al prodotto già presentato a marzo su Decentraland, la nuova ‘second life’ basata su blockchain Ethereum.

Il tutto è durato soli 5 giorni, fino a domenica 10 Aprile.

Come è stato organizzato il meta bar

Obbligo di registrazione all’esterno del locale per ricevere via mail il token da validare all’ingresso da un buttafuori virtuale.

All’interno due banconi da bar virtuali, un deejay set ibrido con la versione avatar alle spalle del deejay reale, una gaming room con AI e una sala dance con avatar, una stanza in stile Decentraland.

A differenza dell’evento di lancio nel metaverso, questa volta la birra era reale e per riceverla bastava pagarla e ordinarla ad un barman virtuale.

In una stanza, si veniva vestiti con abiti da avatar per potersi esprimere in modo creativo con un effetto ora molto di moda sugli smartphone.

Metabar e comunicazione

Il target: la gen-Z, o almeno, la parte di questa over 18.

Diciamolo subito, è stata una bella trovata di comunicazione e quasi tutto è stato curato nei dettagli, senza lasciare un pixel libero.

Ho detto ‘quasi’ perché è in qualche caso mancato l’elemento più importante, quello umano, soprattutto quando è stato negato l’accesso ad un ragazzo della gen-Z stessa perché minorenne, poi invece consentito grazie all’intervento dei buttafuori reali (nota: altri ragazzi avevano avuto libero accesso in quanto figli dei dipendenti della società organizzatrice o almeno così ci è stato detto).

Si è parlato molto di questo evento ma in molti all’interno del bar non avevano idea di cosa fosse il metaverso e questa iniziativa sicuramente contribuirà a diffonderne la conoscenza.

A rendere ancor più interessante l’evento la presenza numerosi ospiti tra cui artisti NFT, dee-jay, musicisti e comici.

Se questo metabar è stato un test temporaneo siamo abbastanza certi che tra non molto questi nuovi format troveranno il loro spazio phygital nella speranza che l’elemento umano conservi un ruolo importante.

metabar
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generazioni marketing

È fondamentale comunicare alle diverse generazioni e impostare le attività di marketing nel modo corretto. Per farlo bisogna conoscerle bene.

Col passare degli anni e con i cambiamenti socio-economico-culturali sono state clusterizzate diverse generazioni, accumunate da caratteristiche che le contraddistinguono. Pur non amando le generalizzazioni, in questo caso possono essere utili per capire e per poter comunicare nel modo adeguato con le persone che ne fanno parte.

Estratto dal libro CHANGE MARKETING

Dai baby boomers, la generazione che nel dopo guerra ha costruito il mondo per come lo conosciamo, ai nativi digitali della Generazione Z il cambiamento è epocale. L’ultima generazione, Alpha, è ancora in fase di studio.

Sugli anni di segmentazione ci sono modelli discordanti. Per esempio la generazione Z per molti comprende anche i nati nel 2010. Ci atteniamo qui a quanto indicato da Philip Kotler in Marketing 5.0.

Le 5 generazioni e i loro brand
Le 5 generazioni e i loro brand. Fonte: Marketing 5.0 di Philip Kotler

Suddivisione delle generazioni:

  • Baby Boomers: nati tra il 1946 e il 1964.
    Istruzione medio-alta, ribelli, forte orientamento al lavoro e importanti disponibilità economiche, preferiscono brand consolidati e pagare in contanti.
    Guardano la TV, sono su Facebook ma non interagiscono molto.
    Prediligono una comunicazione diretta, faccia a faccia.

  • Generazione X: nati tra il 1965 e il 1980.
    Autonomi, molto propensi all’innovazione sono i digital adopter, i primi ad aver vissuto la trasformazione tecnologica con l’avvento dei computer.
    Sono in bilico tra l’auto-affermazione e l’auto-distruzione, molto attenti all’educazione dei figli e mixano bene i rapporti face-to-face con quelli digitali.
    Ascoltano musica anni 80 e 90, sono devoti alla famiglia e fedeli ai trend della loro giovinezza.
    Il loro media preferito è il computer e sono molto attivi sulle piattaforme social, in particolare Facebook e YouTube.

  • Generazione Y: nati tra il 1981 e il 1996.
    Anche chiamati ‘millennials’, hanno abbracciato la crescita veloce della spinta tecnologica.
    Sono i promotori della sharing economy e spesso condividono casa, auto e oggetti con altre persone.
    Sono sempre connessi su tablet e smartphone, attivi su tutti i principali social media tradizionali in particolare Facebook, Instagram e YouTube.
    Vogliono scegliere i contenuti video e audio e non sopportano le interruzioni.

  • Generazione Z: nati tra il 1997 e il 2009.
    Sono i primi nativi digitali e la tecnologia è una loro naturale estensione funzionale ed espressiva.
    Iperconnessi, veloci e multitasking sui loro smartphone, non sono fedeli ai brand e preferiscono quelli coinvolgenti ed emozionali.
    Hanno un’attenzione bassa, di durata sotto ai 5 secondi e prevalentemente visiva che va intercettata in pochi istanti durante il passaggio da una app ad un’altra.
    Sono attivi su tutti i media, nella realtà virtuale, nei videogiochi e su TikTok.
    Hanno un profilo Facebook che non utilizzano.

  • Generazione Alpha: nati, o che nasceranno, dal 2009 al 2025.
    È la prima generazione nata interamente nel XXI secolo e cresciuta con uno smartphone connesso al ciuccio.
    Abituati a ricevere messaggi istantanei sono sempre collegati a Internet.
    Sono in fase di studio in quanto gli Alpha più anziani hanno oggi 13 anni e questa generazione si sta sviluppando in questi anni.

Tra gli estremi Boomers-Alpha ci sono molteplici sfaccettature, interessanti e utili da approfondire.

Il marketing deve tenere presente questo fattore nelle strategie di comunicazione, mirate sulle buyer persona definite, di cui parleremo in un prossimo articolo.

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libro change marketing
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«Salute e lavoro: enormi opportunità professionali dalla combinazione tra medicina e tecnologia» – Stefano Massaro (Cerba HealthCare Italia) a Wired Health 2022 

«I servizi che migliorano le prestazioni sanitarie sono legati da un elemento imprescindibile: quello umano. Che chiama in causa – oltre ai medici, ai pazienti e a chi gestisce e amministra il sistema – anche nuove figure professionali, gli esperti del settore “health-tech”, che hanno il compito di creare nuovi strumenti digitali che aiutano medici e operatori sanitari a lavorare meglio, migliorando così la vita del paziente. Per le nuove generazioni si aprono spazi enormi, con tantissime opportunità da cogliere». Così Stefano Massaro, CEO di Cerba HealthCare Italia, nel suo intervento “Costruire un ecosistema della salute” a Wired Health 2022, l’evento dedicato al presente e al futuro della salute che si è svolto ieri 15 marzo a BASE Milano.

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Il CEO della più grande realtà italiana nella diagnostica e medicina di laboratorio, interrogato sulle tendenze più importanti nell’ambito del legame sempre più stretto tra medicina e tecnologie digitali, non ha dubbi: «Nel nuovo ecosistema della salute il medico è una figura centrale, ma non la sola. Attorno ci sono anche gli sviluppatori di tecnologie. E la responsabilità di una realtà come la nostra sta in una parola chiave: disintermediazione. Vuol dire che noi investiamo direttamente in questo settore, per portarci in casa le competenze che servono e focalizzare la creazione di valore sull’interesse del paziente. Io sono fermamente convinto che qualsiasi istituzione sanitaria, pubblica o privata, debba investire sui propri esperti dell’infrastruttura, e non affidarsi a soluzioni e intermediari esterni, che non fanno altro che erodere la propria fetta di valore nella filiera».

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Molti sono i problemi che pesano su questo passaggio, a partire dalla peculiarità italiana dell’estrema frammentazione di regolamenti a livello locale, che frena uno sviluppo tecnologico coordinato e sistematico, a partire da una gestione avanzata dei dati del paziente. Tuttavia, secondo il CEO di Cerba HealthCare a livello culturale siamo pronti, e la digital transformation si conferma uno scenario pieno di opportunità per le nuove generazioni: per i giovani che hanno scelto un percorso di studi nel campo dell’IT, la sanità è uno degli ambiti più promettenti. Esperti di AI, realtà virtuale, Internet of Things, Data Analyst, Data Scientist, specialisti in cybersecurity, CRM ed ERP specialist… «Ai ragazzi, disorientati in questi tempi prima di pandemia e ora di guerra, dico che occorre tornare a pensare al futuro, che è nello studio delle materie STEM» conclude Massaro. Alle istituzioni sanitarie, come Cerba HealthCare, rimane il compito di coltivare quelle competenze che permettono di innovare continuamente e di creare un ecosistema della salute realmente al servizio del paziente.

Video dell’intervento su: Cerba HealthCare Italia LinkedIn

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Presentiamo il libro Change Marketing di Marco Daturi.

Questo libro è scritto per gli imprenditori, i professionisti, i manager e in generale tutti coloro che hanno capito di dover cambiare qualcosa nelle loro attività per poter stare al passo coi tempi.
Oggi, più che mai, è fondamentale riorganizzarsi bene e velocemente per evitare di scivolare nella fase di declino e rilanciare la propria attività.

Il cambiamento fa spesso paura, ma è sempre necessario affrontarlo anche nel lavoro sia per rispondere ad un evento impattante, sia per evitare di scivolare nell’ultima fase naturale del ciclo di vita del prodotto, il declino.

Il Change Marketing è lo strumento chiave per guidare questo cambiamento verso una nuova rotta definita nella visione strategica.

Il metodo per organizzare le attività vede in primis un’analisi preliminare, necessaria per avere un quadro completo della situazione, seguita da una revisione della corporate identity, che si declina poi operativamente su una serie di strumenti funzionali al raggiungimento degli obiettivi.

La corporate identity rappresenta il DNA dell’azienda e ne identifica la vision, la mission e i core values, racchiude la sua cultura, la sua storia e le sue competenze. Ha una personalità ben definita e si esprime con un’immagine e tono di voce propri che, insieme alla value proposition, creano la reputazione aziendale e la brand identity percepita dagli stakeholder esterni.

Viene quindi presentato e approfondito il Corporate Identity Matrix Framework, uno strumento di lavoro utile per fornire una strutturata e comprensibile overview della corporate identity, una guida per la comunicazione per sfruttare al meglio l’identità aziendale valutandone l’impatto reputazionale verso tutti gli stakeholder.

Informazioni

  • Autore: Marco Daturi
  • Titolo: CHANGE MARKETING
  • Sottotitolo: Gestire il cambiamento partendo dalla corporate identity
  • Editore: Libri D’Impresa
  • Anno: 2022
  • Pagine: 222
  • Per acquistare: linkAmazon

Marco Daturi

Marco Daturi – Info sull’autore

Esperto di marketing, Marco Daturi ha lavorato per grandi multinazionali, professionisti e pmi, gestendo centinaia di progetti in settori diversi. 
Considerato un nativo digitale prematuro con tante passioni tra cui la tecnologia e la digitalizzazione.

“Ho scoperto il marketing all’università, e da 30 anni è diventato il mio lavoro. Ho vissuto tanti progetti, conosciuto molte persone e letto centinaia di libri prima di scrivere questo su un argomento fondamentale per poter organizzare il lavoro, la corporate identity.”