Il metaverso è morto?

Si è parlato molto del ‘metaverso’, un universo digitale convergente che prometteva di rivoluzionare le nostre esperienze online. Il metaverso sembra però morto.

Inizialmente abbiamo testato e sperimentato muovendo anche noi i primi passi nel metaverso. Un anno fa studiavamo possibili sviluppi reali del metaverso e oggi siamo ancora qui a fare la stessa cosa di mesi fa ma con molti più dubbi sul suo futuro.

Sono stati dipinti scenari grandiosi di uno spazio virtuale condiviso in cui le persone potevano interagire in modi innovativi e coinvolgenti. Tuttavia, al 2023, possiamo pensare che il metaverso, almeno come originariamente immaginato, sia morto. Ciò non significa però che il potenziale della Realtà Virtuale (VR) e della Realtà Aumentata (AR) si sia affievolito. Al contrario, l’attenzione si è spostata da progetti creativi e poco utili volti ad esserci, a progetti più concreti spinti anche dalle nuove AI.

Il 22 novembre 2023, il Metaverse Marketing Lab del Politecnico di Milano ha titolato la presentazione ‘Eppure il vento soffia ancora’ dopo 18 mesi di intensi dibattiti sul tema.

Ma quindi il metaverso è morto o no?

Partecipando con vivo interesse e attenzione al Metaverse Marketing Lab, abbiamo tratto alcune riflessioni su quello che sembra essere uno scenario ancora in evoluzione e guardando i trends di Google ci si può fare una prima idea.

trends di Google metaverse. Metaverso morto

Le braci calde del metaverso

Uno degli aspetti che emergono è che, al di là dell’entusiasmo iniziale, le cifre relative al metaverso possono sorprendere solo se si include il settore del gaming. Progetti come Decentraland, che potrebbero sembrare promettenti, hanno meno di 60.000 visitatori mensili. Piattaforme “stand alone” e “sandbox”, nonostante l’entusiasmo dei loro promotori, faticano a decollare. Questi metaversi sembrano più lande desolate riservate ai pochi che ancora ci vogliono investire.

Forzature e investimenti

Un’altra considerazione riguarda la percezione di molte iniziative come forzature, con investimenti che non sempre si rivelano interessanti dal punto di vista della comunicazione e dell’esperienza utente. Questo solleva domande importanti sulla sostenibilità e la vera necessità di certe applicazioni nel panorama digitale.

Assenza di una killer technology

Nonostante le molteplici iniziative e il fervore che ha circondato il metaverso, sembra mancare ancora una “killer technology” in grado di catalizzare un interesse massiccio e duraturo. Questo solleva domande sulle reali potenzialità del metaverso nel suo stato attuale. Circa 30 milioni di persone dispongono di un visore per accedere, pochissimi soprattutto nel nostro Paese.

killer technology
Lupo Daturi, 13 anni

Metaverso o esperienze VR? La sottile linea di confine

Molte iniziative etichettate come “metaverso” potrebbero, in realtà, rivelarsi esperienze VR nemmeno troppo originali. Questo solleva dubbi sulla comprensione e la definizione effettiva del termine “metaverso” e sulla necessità di distinguere tra le vere innovazioni e le semplici evoluzioni delle tecnologie esistenti.

Metaverso e legge

Anche nel metaverso la legge va rispettata.
Come per il mondo reale, il metaverso e in generale il web, deve rispettare i principi di trasparenza, necessari per garantirne la sostenibilità legale.

Le tematiche più impattanti riguardano:

  • diritto d’autore
  • privacy
  • sicurezza
  • comunicazione
  • crimini informatici
metaverso e legge
Studio Legale Zambonin

NFT: un futuro incerto

Non è mai stato chiaro il motivo per cui questi beni digitali venivano scambiati per cifre così elevate. Al momento non accade più. Ciò che ha determinato questa inversione di tendenza e se c’è qualche speranza per il loro futuro resta da capire. Molto probabilmente anche loro troveranno una dimensione funzionale e meno speculativa.

Il metaverso tra le ombre dell’intelligenza artificiale

Dopo un’iniziale euforia, sembra che l’attenzione sul metaverso stia gradualmente diminuendo. Pochi sono ancora attivamente coinvolti nella discussione, poiché l’interesse generale sembra essersi spostato verso altre tecnologie emergenti, come l’Intelligenza Artificiale. Questo solleva interrogativi sulla durata dell’entusiasmo per il metaverso e sulla sua reale rilevanza nel panorama tecnologico attuale.

La Generazione Z e il Metaverso

È indiscutibile che la Generazione Z e i giovani trascorrano sempre più tempo sugli spazi virtuali sociali rispetto ai tradizionali social network o ad altre piattaforme online. Un dato curioso emerge da una recente discussione su questo fenomeno: i giovani dedicano ben 4 ore al giorno agli spazi virtuali, un tempo significativo che include anche l’esperienza di gioco su piattaforme come Roblox e Fortnite.

La fusione tra il mondo dei giochi e gli spazi virtuali sociali sembra essere una chiave importante di questo cambiamento di abitudini online. Giochi come Roblox e Fortnite, inizialmente concepiti come semplici passatempi digitali, si sono evoluti in direzioni inaspettate, trasformandosi in veri e propri spazi virtuali dove i giocatori possono socializzare, creare, e condividere esperienze.

Una nota interessante che è emersa durante un evento di discussione è il dibattito su come classificare il settore dei giochi all’interno del concetto di “metaverso”. Alcuni relatori esitano nel far rientrare i giochi in questa definizione, chiedendosi se sia conveniente farlo o meno. Questo solleva domande cruciali sulla natura stessa del metaverso e su come questa definizione in continua evoluzione si adatti al contesto digitale contemporaneo.

È importante sottolineare che questa tendenza non dovrebbe suscitare un senso di superiorità da parte di generazioni più anziane. In fondo, anche i “boomer” hanno trascorso, in passato, lunghe ore davanti alla televisione, immersi nei loro programmi preferiti. Il tempo dedicato agli spazi virtuali dalla Generazione Z può essere visto come una trasformazione naturale delle abitudini di intrattenimento, adattandosi alle nuove possibilità offerte dalla tecnologia.

Questo cambiamento non è solo quantitativo, ma anche qualitativo. Gli spazi virtuali sociali offrono un’esperienza più interattiva e partecipativa rispetto ai tradizionali social network, dando ai giovani la possibilità di creare e condividere in modi che vanno oltre la semplice visualizzazione di contenuti.

Riflessioni finali: il metaverso è morto?

Possiamo quindi rispondere alla domanda del titolo in questo modo: il metaverso non è morto semplicemente perché non è ancora nato, esistono però più espressioni di metaversi non ancora interconnessi. Mentre le sfide sono evidenti, resta da vedere se il metaverso riuscirà a trovare un suo posto definitivo nell’ecosistema digitale o se verrà gradualmente eclissato da altre innovazioni tecnologiche. In ogni caso viene considerato da molti un touchpoint che ogni agenzia di comunicazione dovrebbe tenere in considerazione.

Marco Daturi
Marco Daturi
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