cop26 e green economy

Chi si interessa di green economy non può trascurare la COP26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che nel 2021 si è tenuta a Glasgow.

Esaminiamo le decisioni di Glasgow per cercare di capire se e come la COP26 influenzerà il nostro modo di fare affari e marketing.

COP26: è questa la svolta green che ti aspettavi?

L’impressione è che ci sia ancora molta vaghezza, molti proclami poco chiari. I progressi sono ancora ampiamente insufficienti, anche se va ammesso che qualcosa, sia pur lentamente, stia iniziando a cambiare.

Il testo della risoluzione finale invita i paesi ad accelerare la graduale riduzione del carbone e dei sussidi ai combustibili fossili, ribadendo la necessità di contenere l’aumento di temperatura entro 1,5° entro il 2100, e fissando un traguardo intermedio più vicino, riduzione del 45% delle emissioni di CO2 entro il 2030 in confronto al 2010.

Il testo finale ha subito all’ultimo momento un’attenuazione, richiesta dall’India, con la sostituzione della frase “phase-out” (eliminazione) con un più moderato “phase-down” (riduzione). La differenza è enorme: il carbone, che doveva essere abbandonato, sarà solo ridotto. 

Inoltre è sottolineata la necessità di mobilitare più soldi per il clima, con un sostegno notevolmente rafforzato per i Paesi in via di sviluppo, oltre i 100 miliardi di dollari annui, ma solo dopo il 2023.

Si riconosce che il cambiamento climatico ha già causato e causerà sempre più perdite e danni economici, dovuti al crescente impatto di eventi meteorologici estremi. Quindi sembrerebbe necessario fornire un supporto tecnologico e finanziario per prevenire, ridurre e affrontare le perdite e i danni associati al cambiamento climatico nei Paesi in via di sviluppo, i più vulnerabili agli effetti negativi del surriscaldamento globale. E invece nessun fondo dedicato o meccanismo di restituzione è stato previsto.

Come si raggiungeranno gli obiettivi senza un organo di controllo?

Un grosso interrogativo che rimane in sospeso riguarda poi la trasparenza dei dati con cui gli Stati contabilizzeranno i progressi le verso emissioni zero, per controllare quanto gli altri fanno e a propria volta essere controllati, e puniti in caso di errore.

Già, il documento finale dà delle direzioni, ma non nomina un organo di controllo né fissa delle sanzioni per chi non si adeguasse. È un tacito invito a non adeguarsi?

Quello che lascia amareggiati è che già ai primi del ‘900 il chimico svedese Svante Arrhenius aveva capito i ruolo della CO2 nell’effetto serra teorizzando che l’aumento della concentrazione della COdovuto alla rivoluzione industriale avrebbe portato ad un aumento della temperatura terrestre.

Insomma, la  scienza aveva predetto tutto 100 anni fa, ma si sa, gli scienziati non riescono a farsi capire… e intanto la Sicilia va sott’acqua. In ordine di tempo è l’ultimo episodio che ci fa capire come sia necessario agire in fretta contro il cambiamento climatico.

Non è affatto semplice orientarsi nel variegato mondo del green. Se intendi valorizzare questi aspetti e comunicare come la tua azienda si muova in questo senso, contattaci via mail all’indirizzo info@zeropixel.it