diving

Il settore subacquea in Italia contava fino ai primi di marzo circa 100.000 appassionati attivi. Ora le cose sono cambiate, tutti hanno dovuto rinunciare alle immersioni fino a pochi giorni fa e si vede solo ora uno spiraglio di apertura.

Ma quanti torneranno in acqua con le bombole?

Il settore sta vivendo una crisi gravissima sotto tutti i punti di vista.  La cerchia di praticanti era già una nicchia di mercato che si sta restringendo sempre più. Pochi giovani si avvicinano alla subacquea nonostante sia una delle attività più sane e complete da poter fare.

In questi mesi non è stato possibile immergersi ma nemmeno viaggiare né fare i corsi di subacquea. Questo vuol dire niente brevetti, scuole chiuse, niente nuova attrezzatura venduta e un blocco quasi totale per i tour operator specializzati. Potrebbe anche voler dire meno viaggi sub in futuro, meno immersioni e un’ulteriore restrizione della cerchia.
Si torna indietro di un decennio circa, a quando la crisi mondiale aveva portato al fallimento di Lehman Brother con l’impatto economico gravissimo in tutto il mondo che tutti conosciamo. Ora però è anche peggio perché oltre all’impatto economico contingente (la gente non lavora, non guadagna, non spende) resta nell’aria un clima di grande incertezza sanitaria che va a colpire tutti, senza distinzioni di livello sociale. Se quindi dodici anni fa c’era comunque chi poteva permettersi di spendere e viaggiare, ora non può più farlo liberamente, almeno nel breve termine per via delle restrizioni.

Lo scenario è incerto. Ci sarà però presto una riapertura delle frontiere e pian piano si tornerà a viaggiare, ad immergersi e a fare foto sott’acqua. Ma si tornerà alla normalità?

Il primo semestre del 2020 è da dimenticare ma resta la seconda metà del bicchiere mezzo pieno da assaporare.

Vogliamo essere positivi e pensare che a questa crisi seguirà un rinascimento, con tanti cambiamenti positivi che aumenteranno la qualità della vita. Più telelavoro, meno traffico, più voglia di riprendersi quello che ci è stato tolto anche a colpi di tuffi, immersione dopo immersione.

L’unica cosa certa è che non sarà una ripartenza ma un cambiamento.

Un’evoluzione di tipo darwiniano premierà i più forti tra i professionisti della subacquea, coloro che con forza e tanta fatica hanno saputo resistere e organizzare il loro cambiamento.

Da parte nostra abbiamo cercato di stimolare questo cambiamento subito, offrendo decine di webinar per poter migliorare in tutto il processo di marketing digitale. Abbiamo attivato le nuove Scubalist, affinchè gli operatori possano gratuitamente crearsi dei mini-siti con e-commerce per poter offrire i loro servizi e gestire in modo diretto il contatto con i clienti. Stiamo organizzando un nuovo progetto per promuovere il mondo sommerso tra i giovani e ci rivolgeremo alla generazione Z, quella che proprio in questo periodo si affaccia al mondo sommerso.

I bruchi diventeranno farfalle?

Apriamo un’analisi del settore chiedendo ai sub e agli operatori del settore di darci una mano compilando questi brevissimi questionari.

Questionario 1: per i sub


Questionario 2: per gli operatori della subacquea

1 commento
  1. Angelo Barboni
    Angelo Barboni dice:

    Sono un subacqueo da una vita e designer di attrezzature innovative per subacquea pur troppo rivelò una totale pigrizia nel settore produttivo italiano ma non solo nella produzione di articoli sub in tutti i settori l’Italia non produce più nulla dovremmo sforzarci di riprendere questo settore il sottoscritto e stato insignito onorificenza baccelli per aver contribuito al successo del made in Italy anni 90 con prodotti fatti in Italia ora sarebbe impossibile bisogna tornare a sporcarsi le mani con la produzione! I colletti bianchi costano solo e non servono a nulla! ANGELO BARBONI

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