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Premettiamo subito una cosa: stiamo parlando di pagine aziendali e professionali, non di profili personali. Studi legali, studi medici, centri estetici, agenzie e aziende.
Se ti è sembrato che negli ultimi anni i post vengano visti da meno persone, non è una tua impressione. Non è un caso. I social sono cambiati.

Siamo partiti da social media nati per tenersi in contatto, vedere cosa facevano amici, colleghi, cugini ma oggi non è più così. In particolare con l’evoluzione degli algoritmi di Instagram e TikTok, non è la rete di contatti a determinare ciò che vedi, ma l’insieme dei tuoi interessi e delle tue azioni su quel social.
In pratica, è come se ogni volta che entri, l’algoritmo costruisse un palinsesto su misura, proprio come se stessi accendendo la TV sul tuo canale preferito, anzi su un canale creato apposta per te.
Solo che, mentre negli anni ’90 eri tu a scegliere il canale da guardare, oggi è il canale a sceglierti, in base a ciò che hai guardato, cliccato o cercato nei giorni precedenti.
E quindi… perché mai dovrebbe vedersi un post di un dentista?
Ed è qui che arriva il problema. Perché se gestisci una pagina social per un dentista, o un avvocato, è difficile che un contenuto sull’chirurgia avanzata o sulle controversie fiscali finisca nel feed organico di un utente medio.
A meno che quella persona non sia un altro professionista del settore, o non stia vivendo in quel momento esatto quel problema specifico, l’algoritmo non glielo proporrà.
Questi accade perché nessuno ha tra i propri hobby la chirurgia orale o il diritto amministrativo.
Semplice: i social non mostrano in organico quei contenuti, e non perché non siano validi, semplicemente non sono “programmi” che rientrano nel palinsesto dell’utente.
Per esserci, devi pagare.
Il parallelo con la TV funziona fino in fondo
Pensaci: se negli anni ’90 un’azienda voleva che il suo spot venisse visto da chi cucinava, acquistava spazi pubblicitari sul canale tematico di cucina. Non metteva lo spot a caso tra un film e un varietà.
Allo stesso modo, oggi se vuoi che un tuo post venga visto, devi investire, e puoi (anzi, devi) segmentare il pubblico giusto. Con la differenza che rispetto alla TV puoi essere molto più preciso: età, interessi, posizione geografica, comportamento, obiettivi.
E anche in questo caso, non comparirai tra i contenuti organici. Comparirai tra quelli sponsorizzati. Ma ben piazzati.
Ma allora: se non si vedono, perché continuare a pubblicarli?
Bella domanda ed è qui viene il punto chiave. Vale ancora la pena pubblicare contenuti organici, anche se sappiamo che verranno visti da pochi?
La risposta è sì. E adesso ti spiego perché, partendo da motivi molto pratici.
Anche se i social non sono di nostra proprietà come un sito, sono pur sempre visibili nei risultati di ricerca.
Facciamo un esempio: qualcuno sente parlare del tuo studio. Magari legge una recensione, oppure vede il tuo nome su un volantino o su un sito partner. E decide di cercarti.
In molti casi, tra i primi risultati di Google ci saranno proprio le tue pagine social. Se ci clicca, e trova un profilo fermo da mesi, con pochi contenuti, con grafiche poco curate o un feed incoerente, l’effetto sarà negativo. Il social non è più uno strumento “da follower”, ma è diventato una vetrina di primo contatto. E una vetrina, anche se non vende, deve essere in ordine.
Raccontare ciò che fai, anche a chi ti conosce già
C’è poi un altro aspetto importante. Anche se pubblichi solo per una percentuale dei tuoi follower, potresti arrivare a con qualcuno che già ti conosce… ma non conosce ogni tuo singolo servizio.
Un cliente che ti ha affidato il sito, magari non sa che ti occupi anche di brand identity o campagne sponsorizzate. Un paziente che è venuto per un’igiene e sbiancamento non sa che esegui anche protesi mobili o chirurgia complessa.
Il post organico serve anche a questo: a far emergere l’insieme delle tue attività. In modo naturale, senza doverlo spiegare a voce ogni volta.
Ma andiamo al punto: ecco i due motivi più importanti
Finora abbiamo parlato di “buon senso”, ma ci sono due motivi ancora più strategici per continuare a pubblicare organico in modo costante.
1. Il post organico è un banco di prova per le sponsorizzate
Praticamente, funziona così: pubblichi post diversi, con approcci diversi, e vedi come reagisce il pubblico. Senza ancora spendere un euro in ADV.
Se un post genera più interazioni, like, commenti, click rispetto alla media, è probabile che funzioni anche come sponsorizzata.
A quel punto hai due opzioni:
- Mettere budget direttamente su quel contenuto, sapendo che ha già dimostrato di generare innteresse;
- Analizzare cosa lo ha reso interessante (titolo, tono, immagine, tema) e creare nuove creatività ADV che ne replicano gli elementi vincenti.
Noi stessi, come Zero Pixel, usiamo spesso questa strategia: prima testiamo in organico, poi investiamo solo su ciò che ha già dato segnali positivi. Non è solo una questione di risparmio, è ottimizzazione del budget.
2. È un esercizio continuo di strategia e consapevolezza
L’altro motivo è più profondo, ma ugualmente immportante: pubblicare ti costringe a pensare.
Ti costringe a decidere cosa dire, a chi rivolgerti, a scegliere immagini coerenti, a mantenere un tono. È un lavoro continuo sulla comunicazione del brand.
E anche se non genera subito vendite o lead, rafforza la tua identità, ti fa restare allineato, ti obbliga a rivedere priorità e a non perdere di vista ciò che sei.
In pratica, ti aiuta a restare focalizzato. E oggi, nel rumore generale del digitale, è un enorme vantaggio.
I post organici non sono più il motore della crescita, ma restano utili
I post organici oggi non servono più a generare visibilità virale o crescite improvvise. Ma restano una componente importante all’interno di una strategia completa, dove ogni canale ha un ruolo preciso: la pubblicità porta visibilità mirata, la newsletter costruisce continuità, il sito rafforza l’autorevolezza, chatbot e WhatsApp permettono un contatto diretto e immediato.
L’organico da solo non basta, ma continua a essere utile se inserito in un ecosistema coerente, dove tutto lavora nella stessa direzione.
I post funzionano per chi ti cerca, per chi ti segue e per chi sta decidendo se affidarsi a te.
