growth hacking

Growth Hacking

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Chi ha avuto modo di sfogliare la nostra brochure o assistere ai nostri workshop avrà notato che parliamo spesso di Growth Hacking. Personalmente, nel mio piccolo, mi riconosco molto in queste figure per via del fatto che ho sempre lavorato su analisi-sviluppo-ottimizzazione del business con budget ridotti (a parte le esperienze fatte nel marketing di alcune multinazionali consolidate, Festo e Agip in particolare). Mi rendo conto però nelle piccole-medie imprese italiane sono in pochi a capire di cosa si tratti e sinceramente non mi sono mai sforzato molto per spiegarlo vuoi perché la parola hacking suona per lo più come qualcosa di illegale, vuoi perché nel marketing ci sono già sempre troppe cose di cui dover discutere. Cercherò quindi di spiegarlo qui.

Cos’è il Growth Hacking?

Processo di sviluppo rapido del business basato sulla sperimentazione attraverso canali di marketing digitale con strategie innovative e budget di investimento minimi.

Molti big di oggi sono nati con il  Growth Hacking, tra i brand noti Dropbox , Facebook, Twitter, Tinder, Uber, AirBnB, Linkedin, Pinterest. Pensare a queste aziende potrebbe dissuadere i piccoli imprenditori, in realtà questa tecnica è indicata per le piccole-medie imprese che vogliono crescere,  fino al loro consolidamento. Tra le recenti aziende cresciute con il growth hacking abbiamo seguito recentemente Finclip Srl di Milano, una startup 2017 che ora vende in tutto il mondo.

Prendendo un esempio che conosciamo tutti, Dropbox, servizio di file hosting. All’inizio di Marzo 2018 la società ha annunciato di aver sottoscritto una partnership con Google che probabilmente vedremo operativa nel secondo semestre.

Com’è nata Dropbox?

Dropbox è stata fondata nel 2007 da Drew Huston basandosi su un’idea che gli era venuta per una sua necessità. Da studente si dimenticava spesso la chiavetta USB in giro e i sistemi di archiviazione file esistenti non erano ottimali. Ha così sviluppato questo sistema con il suo co-fondatore Arash Ferdowsi raccogliendo finanziamenti e sviluppando il prodotto con marketing virale molto semplice: invita un amico e hai uno spazio in più.

  • Settembre 2008: lancio – 100.000 utenti registrati
  • Dicembre 2009: 4.000.000 utenti registrati
  • Dicembre 2013:  200.000.000 utenti registrati
  • Dicembre 2017: 1.000.000.000 di utile stimato nel 2017
  • Gennaio 2018: Dropbox si vuole quotare con una valutazione di 8.000.000.000 $ in competizione con Microsoft e Amazon

Auguriamo lo stesso risultato alle startup italiane!

Chi è il Growth Hacker?

I Growth Hacker sono professionisti del marketing con forti competenze informatiche e tecnologiche il cui obiettivo principale è massimizzare volume di affari e profitti delle società, start-up in particolare. Oltre alle competenze digitali il Growth Hacker è un esperto business analyst che si muove agilmente nel mondo dell’innovazione digitale.

Se li immaginate come dei nerd pallidi dietro a una scrivania piena di energy drink vi sbagliate. Sono persone dal q.i. elevato che, con una solida base di competenze tecniche riescono a conciliare pragmatismo e creatività con una visione del lavoro molto ampia, veloce e innovativa.

Gli interessati trovano molte informazioni in materia e tra le pubblicazioni posso consigliare “StartUp Marketing – Strategie di growth hacking per sviluppare il vostro business” di Alessia Camera edito da Hoepli pochi mesi fa. In quasi trecento pagine Alessia sviluppa una guida che passa in attenta analisi tutti gli aspetti delle aziende che vogliono sviluppare un’idea.

Forse questa lettura può deludere solo chi pensa di poter trovare trucchi o scorciatoie per avere successo (per loro c’è il “Corso Completo di Magia”) ma è di sicuro interesse per chiunque voglia approfondire il processo di sviluppo dei progetti.

Leggendolo… ho rosicato un po’ perché, detto tra noi, questo è uno dei libri che avrei voluto scrivere io, che invece sempre per Hoepli ho pubblicato ben altro (Scuba 2.0).

Growth marketing o growth hacking?

L’ho chiesto ad Alessia Camera –autrice del libro citato sopra- che vive e lavora a Londra in qualità di growth marketing manager e consulente di marketing per startup. Professionista con anni di esperienza in marketing digitale, ha lavorato con startup, agenzie, PMI e multinazionali (Sony PlayStation Europe). Collabora con H-Farm e “Wired” ed è speaker per eventi e workshop di growth hacking e marketing digitale a Londra e in Italia.

Alessia, che differenza sostanziale noti tra le aziende italiane e quelle inglesi? E’ applicabile lo stesso modello?

C’è sicuramente differenza tra il panorama a Londra e in Italia soprattutto nell’ecosistema, poichè in Italia, per esempio chi fa startup viene visto come un sognatore, mentre a Londra chi fa startup è un imprenditore, portando tutti ad essere abbastanza pragmatici, orientati al fatturato e ai numeri. D’altra parte a Londra l’ecosistema funziona ed è più maturo, ci sono serial entrepreneur e investitori preparati con esperienza nel campo, e dei finanziamenti concreti che arrivano alle startup, sulla base dei risultati e i numeri del business. Per fare il paragone, in Italia mi hanno detto più volte che sono coraggiosa perchè dico questi concetti in interviste, workshop e presentazioni. 

Quali sono le main skill di un growth hacker?

Il Growth Hacking nasce dalla combinazione tra marketing digitale, analisi dati, UX, creatività, copy, prodotto e approccio agli utenti, quindi una buona dose di empatia. Le skills sono importanti, quindi sapere le basi del marketing digitale e conoscere ognuno di questi elementi è importante, tuttavia credo che quello che dobbiamo capire è che il GH è una metodologia che si basa sul test e sull’ottimizzazione continua, per inseguire continuamente obiettivi di crescita. Quindi avere solo le skills non basta, quello che veramente conta è l’approccio. 

Differenze tra growth hacking e growth marketing, se ci sono?

Growth marketing è una definizione meno inflazionata e più concreta per definire il Growth Hacking 🙂

Digital marketing o growth hacking?

La differenza non è solo nella terminologia. Growth Hackers e Digital Marketers possono utilizzare gli stessi canali e avere caratteristiche personali simili, ma le loro ideologie sul lavoro sono molto diverse.

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I marketer digitali sono solitamente focalizzati solo sull’acquisizione dei clienti con un percorso a lungo periodo mentre i Growth Hackers  si concentrano su tutte le fasi della vendita puntando su una crescita veloce. I primi sono meno disposti al rischio e si affidano a colleghi esperti per le diverse fasi dei processi, per esempio non tutti sanno programmare, mentre i growth Hackers testano, misurano e ottimizzano tutto in prima persona.

Il Growth Hacking si trova a metà strada tra il marketing e le conoscenze tecniche, motivo per cui i marketer digitali possono diventare Growth Hackers  se hanno una forte mente analitica e tecnica.

Tutti i Growth Hackers  di successo sono marketer, ma non tutti i marketer sono Growth Hackers.

 

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