workbook

Perché un Marketing Workbook gratuito?

In questi ultimi mesi abbiamo dovuto reagire ad un cambiamento importante. Ci siamo fermati a valutare nuovi strumenti per poter aiutare meglio i nostri clienti. Abbiamo analizzato la situazione con attenzione e ci siamo resi conto che in molti casi la criticità più grande era rappresentata dal timore di andare oltre abitudini ormai consolidate.

Ci siamo impegnati quindi nel far conoscere strumenti per la gestione del cambiamento attraverso il marketing, soprattutto digitale. Abbiamo attivato diversi webinar gratuiti a cui hanno partecipato oltre 5.000 persone. La preparazione è stata molto impegnativa e in 8 persone abbiamo prodotto oltre 1.000 pagine di materiale in un paio di settimane.
Il primo risultato positivo l’abbiamo ottenuto noi: questo lavoro ci ha infatti permesso di ri-definire un metodo di lavoro che parte dal check-up e si sviluppa attraverso un processo continuo.

marketing work book

Questo work book sintetizza l’essenza del metodo Zero Pixel, il punto di partenza su un foglio bianco da cui iniziare a lavorare.
È costruito sulla base della nostra esperienza di lavoro di oltre 20 anni nel marketing e nelle vendite e sempre in prima linea di fianco ai nostri Clienti, ora più di prima, per gestire questa nuova fase.

Come funziona?

Il work book è strutturato come un libretto-note di 24 pagine che accompagna il ragionamento con domande guidate sui principali aspetti della propria attività. Tra gli spazi appositi si possono appuntare le proprie risposte e questo dovrebbe stimolare la riflessione su argomenti chiave.

  • Cosa sta succedendo?
  • Qual è la tua identità?
  • La tua offerta
  • A chi ti rivolgi?
  • La tua immagine
  • Numeri alla mano
  • Prossime attività

Perchè dovresti ricevere gratuitamente il nostro Work Book?

  1. Ti offriamo un nuovo metodo di lavoro;
  2. un’occasione per ri-pensare agli aspetti principali per organizzare i cambiamenti necessari;
  3. alcuni spunti di riflessione.

L’unica cosa che ti chiediamo in cambio è di farci avere un tuo feedback e di tenerci presenti per eventuali necessità lavorative.

Ci auguriamo che possa essere utile anche a te per ripensare ad alcuni aspetti del tuo lavoro e dare ancora più forza al tuo business.

Se hai bisogno di aiuto non esitare a contattarci: info@zeropixel.it

Informazioni sull’autore Marco Daturi

Edizione cartacea disponibile a richiesta per i clienti, fino ad esaurimento scorte.

Compila il form per ricevere gratuitamente il nostro Work Book di marketing in formato digitale.

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statistiche-web

Statistiche web: Google Analytics vs Aruba

Conosciamo tutti bene l’importanza delle statistiche web. Da sempre teniamo monitorati i siti con l’unico strumento condiviso, Google Analytics. In parallelo però attiviamo sempre anche il servizio di statistiche di Aruba, naturalmente per i siti con questo hosting.

Google Analytics è il servizio gratuito del colosso californiano, un riferimento mondiale anche per questo servizio.  Le statistiche di Aruba sono un servizio opzionale acquistabile in integrazione ai piani di hosting.

Per attivare Google, dopo la registrazione su Analytics è necessario inserire il codice di monitoraggio nel codice html. Per attivare Aruba è sufficiente l’acquisto del servizio nel proprio account cliente.

Differenze tra Google Analytics e statistiche Aruba

Le differenze sono da sempre impressionanti ma una premessa importante è obbligatoria: Google monitora i dati per tutte le pagine del sito che hanno il codice di Analytics mentre Aruba monitora tutta l’attività sul server partendo dai log.

Proviamo qui a confrontare i dati con un esempio reale. Analizziamo stesso sito internet per lo stesso periodo, il primo semestre 2020, con i due strumenti.

GOOGLE ANALYTICS
Google Analytics – 1 semestre 2020
STATISTICHE ARUBA
Statistiche Aruba – 1 semestre 2020

Partiamo dai dati più semplici, i visitatori e le pagine viste.

Su Google abbiamo tutte le informazioni sugli Utenti mentre su Aruba abbiamo dati per le Visits nella categoria Visitors.

La differenza è notevole: 21.685 Utenti su Google e 238.028 Visite su Aruba, quasi 11 volte tanto!

Anche nelle pagine viste a fronte delle 98.511 Visualizzazioni di pagine su Google con 35.921 pagine uniche abbiamo 330.090 Page views su Aruba.

Non ci addentriamo nei dettagli dei numeri perché i due strumenti offrono infinite combinazioni di analisi.

Ci limitiamo ad evidenziare le macro differenze su tutti i parametri ricordando che le statistiche sono uno strumento fondamentale e potente per come lo si analizza e lo si presenta a clienti e collaboratori: un conto è avere 21.000 utenti, tutt’altro averne 238.000.

Meglio Google Analytics gratuito o le statistiche Aruba a pagamento?

Ricordiamo la differenza di base: Google monitora le pagine che sono tracciate, Aruba le attività sul server partendo dai log. Quindi per analisi funzionali alla vendita e al marketing riteniamo di maggiore interesse il dato di Google che monitora le effettive visite alle pagine del sito. Se invece vogliamo guardare l’attività sul server Aruba è più completo ad un costo decisamente basso.

Le analisi sono la base di ogni ragionamento e strategia, entrambi i servizi propongono interfacce semplici e intuitive.

L’importante è essere consapevoli delle differenze, misurare mele con mele e pere con pere e soprattutto analizzare i dati per capire trend, risultati e scenari.

Se vuoi approfondire: digital marketing

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covid marketing

I 7 trend di marketing post-Coronavirus

Il Coronavirus, sconfitto o meno, ha portato di sicuro molti cambiamenti anche nel marketing.

I comportamenti dei consumatori si sono modificati durante il lockdown e gran parte delle nuove abitudini imposte resteranno in essere anche dopo la sua fine.

Le aziende si sono dovute adattare e in qualche caso gli interventi attuati definiranno i nuovi standard operativi.

Il cambiamento ha un impatto globale su aziende di tutti i settori e di tutte le dimensioni. Non sono solo le piccole medie imprese a soffrire ma anche le multinazionali, in Italia e all’estero.

Capire quali cambiamenti adottare in modo definitivo è difficile ma essenziale per poter continuare ad operare in questo nuovo scenario più dinamico e veloce.

coronavirus cambiamento

Alcuni dei principali trend di marketing post-Coronavirus

Sono molti i sondaggi effettuati in questo periodo sulle abitudini dei consumatori e il dato più significativo che emerge è che quasi la metà dei consumatori cambierà radicalmente il proprio comportamento di acquisto. Verranno dati maggior valore a prodotti locali, marchi di fiducia, prodotti bio e servizi etici.

1. Esperienze virtuali

Con musei chiusi, eventi sportivi annullati, concerti cancellati, gli e-Sport hanno dimostrato al mondo come il digitale possa completare e rendere emozionale la realtà virtuale, ora alla portata di tutti tramite social media e banda larga.
Molti altri settori stanno imparando da queste esperienze per cambiare il modo di proporsi. Un esempio per tutti il turismo con la produzione di materiale informativo ingaggiante.
Le esperienze virtuali sono ora alla portata anche delle piccole-medie imprese con investimenti minimi con immagini e video interattivi e anche in Italia si vedono i primi passi in questa direzione.

2. Vendita diretta

L’aumento delle vendite dirette dal produttore al consumatore è un’altra delle tendenze emerse. Molti brand hanno bypassato i tradizionali canali di distribuzione incontrando direttamente il consumatore. Se inizialmente questo percorso è stato obbligatorio per le aziende più piccole, ora sta diventando una scelta strategica anche per le big company.

3. E-commerce

I consumatori hanno radicalmente cambiato le proprie abitudini di acquisto e anche i più resilienti hanno spostato parte della loro spesa da personale a online. La digitalizzazione di servizi statali, bancari, la semplificazione delle procedure di acquisto con un clic, le nuove app di trasferimento del denaro hanno rotto anche le barriere anagrafiche. Ora giovani e anziani spendono sul web.
Dall’altro lato i costi di sviluppo degli ecommerce si sono ridotti notevolmente anche grazie alle nuove piattaforme open source e questo li rende accessibili anche per le piccole imprese.

4. Shopstreaming

E-commerce e live-streaming si sono incontrati rendendo gli acquisti esperienze interattive vissute in tempo reale durante le dirette.
Le aziende più innovative di alcuni settori sapranno sfruttare questa tendenza che sarà invece di difficile applicazione per altre che potranno utilizzare lo streaming solo parzialmente. Una tendenza da valutare per la revisione di un marketing plan con l’inserimento di un piano di comunicazione aggiornato e più orientato in questa direzione.

5. Benessere ambientale

La ricerca di gel disinfettante, il distanziamento tra le postazioni e i numerosi accorgimenti necessari sul posto di lavoro hanno modificato le abitudini nelle aziende. Gli imprenditori dovranno essere più attenti nell’offrire un ambiente piacevole e sicuro con spazi rivisti e riorganizzati. Questo approccio si percepisce nella comunicazione esterna delle aziende anche attraverso le immagini condivise sui social media da loro o da loro clienti e fornitori. Se questa attenzione manca ne va della reputazione dell’azienda stessa.

6. Formazione online

Il lockdown ha tenuto tutti sui dispositivi mobile per molto più tempo, parte del quale utilizzato anche per nuove esperienze formative. Webinar e videoconferenze hanno avuto un boom enorme che li renderà strumenti di lavoro di uso comune.  Abbiamo vissuto in prima persona il boom dei webinar formativi, organizzandone decine e raccogliendo migliaia di adesioni.
La formazione a distanza è un aspetto da tenere presente e valorizzare per tutte le aziende anche per la presentazione tecnica dei propri prodotti e servizi.
Avvocati e altri professionisti da un lato sempre più si rivolgeranno alla formazione online per i propri crediti formativi e dall’altro utilizzeranno videochiamate per parlare con i propri assistiti.

7. Status symbol virtuali

Molti beni fisici sono stati un simbolo per decenni e vengono affiancati ora dai nuovi status symbol virtuali. I videogamer e i tech-consumer sono stati tra i primi a valorizzare queste nuove forme di futile vanità anche attraverso le nuove piattaforme. Alcuni “beni” virtuali sono scarsi, costosi e ambiti come quelli fisici e impattano fortemente anche nel proprio personal branding, che piacciano o meno.

marketing

Considerazioni finali

Le crisi temporanee portano cambiamenti imprevisti, impossibili da prevedere ma a cui è necessario adeguarsi per poter essere competitivi.

Alcuni punti da considerare:

  • Re-analisi del proprio marketing plan con redistribuzione della spesa su nuovi strumenti
  • Revisione della propria comunicazione, più diretta, precisa e trasparente
  • Ri-analisi e profilazione di clienti e prospect
  • Attivazione di un e-commerce proprietario per vendita diretta
  • Maggiore interazione con i clienti tramite social media e app sul proprio sito web
  • Email marketing automation su nuove profilazioni dei clienti tipo e dei prospect
  • Ottimizzazione del proprio posizionamento sui motori di ricerca
  • Ridistribuzione della spesa di marketing con maggiori investimenti nella pubblicità online
  • Ecc

Il Coronavirus ha accelerato dei cambiamenti. Alcuni si affermeranno come nuova realtà. Tutti ci dovremo adeguare e chi lo saprà far meglio e più velocemente ne avrà un importante vantaggio competitivo.

Se molte delle tendenze di marketing non troveranno facile applicazione in tutte le realtà, ci sono però accorgimenti che possono essere adottati con relativa semplicità.

Largo alle riflessioni.