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Per definire la corporate identity è necessario chiarirne prima il concetto.

La corporate identity è la percezione che i clienti hanno dell’azienda, racchiude i valori e gli obiettivi di lungo periodo attraverso la propria mission e la visione del brand.

La strategia di corporate identity va a toccare tutte le componenti di un’azienda con l’obiettivo di migliorare la propria immagine esterna con i conseguenti vantaggi che ne derivano.

Uno degli aspetti molto spesso sottovalutati dalle imprese è proprio questo, l’identità aziendale. Si inizia a lavorare, si aggiusta il tiro, le cose vanno bene, si adattano le strategie e si punta sempre alla crescita senza però spesso definire la propria corporate identity o, peggio ancora, senza nemmeno sapere di doverlo fare.

La corporate identity è la percezione che i clienti hanno dell’azienda, racchiude i valori e gli obiettivi di lungo periodo attraverso la propria mission e la visione del brand.

Non ho trovato statistiche attendibili in merito, ma sulla base di oltre 200 clienti con cui ho lavorato, stimo che meno del 10% delle aziende abbia investito del tempo per definire questo aspetto, fondamentale. Trascurando chi non la conosce, il primo freno per questo lavoro è il tempo che richiede per la sua stesura iniziale e il suo successivo sviluppo e declinazione nell’immagine e nella comunicazione. In realtà se ben definita e, non diamolo per scontato, condivisa sarà poi molto più semplice e veloce lavorare con linee guida definite piuttosto che dover ogni volta ripensare al modus operandi del momento.

La strategia di corporate identity va a toccare tutte le componenti di un’azienda con l’obiettivo di migliorare la propria immagine esterna.

La corporate identity non è la corporate image

Spesso la corporate identity è confusa con la corporate image ma quest’ultima è solamente una declinazione dell’elemento strategico che definisce l’identità aziendale. La corporate identity si cala infatti in immagine, cultura, comunicazione, filosofia e linguaggio.

Nei casi in cui la corporate identity sia ben definita può essere utile rivalutarla partendo, anche in questo caso, da un bel foglio bianco. Inutile forse dire che ove invece non fosse proprio considerata sarà l’occasione per farlo ricordando che le persone acquistano da aziende che rispecchiano la loro vision e il loro sistema di valori.

Esistono diverse metodologie per lavorare alla propria identità. Lavorando a diversi progetti con un amico abbiamo schematizzato la nostra Corporate Identity Matrix Framework (CIMF).

Corporate Identity Matrix Framework

CIMF è stata elaborata e sviluppata nel 2021 da Marco Daturi e Marco Maggi sulla base della matrice Corporate Brand Identity and Reputation Matrix (CBIRM) presentata dal prof. Mats Urde in The Corporate Brand Identity and Reputation Matrix – The case of the Nobel Prize, Journal of Brand Management.

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L’approccio accademico contestualizzato per le piccole-media imprese italiane assume maggiore valore perché arricchito da esperienze sul campo in realtà locali e internazionali. Abbiamo infatti adattato e modificato un modello teorico per renderlo più concretamente applicabile in tutte le realtà aziendali con cui lavoriamo.

Per maggiori informazioni: info@zeropixel.it

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La pratica: L’attività creativa è una scelta quotidiana. Libro di Seth Godin.

Seth Godin è uno scrittore americano che non ha bisogno di presentazioni. Tra le sue opere principali ricordiamo quantomeno ‘La Mucca Viola’ del 2002 o ‘Permission marketing’ del 1999 e la più recente ‘Questo è il marketing’.

Con i suoi contributi Godin ci offre una grossa mano a cambiare in modo radicale il modo di guardare al marketing. Lo fa nel modo che più sentiamo nostro da sempre: marketing come uno strumento per risolvere i problemi della gente, un marketing etico, inbound, non invasivo che costruisce relazioni durature basate su fiducia e condivisione.

Copertina dell’edizione italiana

Il 17 febbraio 2021 esce in Italia il suo ultimo libro ‘La pratica: L’attività creativa è una scelta quotidiana’.
Per non aspettarlo in italiano ho iniziato a leggerlo subito nella sua versione originale in americano ‘The Practice: Shipping Creative Work’ già disponibile da qualche settimana.

Il libro è di facile lettura e comprensione anche in originale e scorre veloce grazie alla suddivisione in ben 219 capitoletti sulle 261 pagine, ringraziamenti compresi. È prodotto in formato tascabile 19×13 cm, cartonato con una sovraccoperta sul retro della quale sono presenti 1.276 volti ripetuti (lasciamo a voi il conteggio dei netti).

La pratica spiega che quella che sembra una barriera è spesso un catalizzatore sotto mentite spoglie. Spesso la magia non viene da quello che si vede sul palco, ma da dietro le quinte, dove si fa il lavoro sporco.” – Peter Gabriel

La pratica: L'attività creativa è una scelta quotidiana

Di cosa parla il libro La pratica: L’attività creativa è una scelta quotidiana

Qualunque lavoro intellettuale è un lavoro creativo. E per padroneggiare la creatività da professionisti c’è una sola via: metterla costantemente in pratica. Il cuore della pratica è la fiducia: fiducia in sé stessi, nel proprio pubblico e nel proprio lavoro. Il blocco creativo è un mito, la costanza conta più dell’ispirazione folgorante e il timore di non essere all’altezza è solo sintomo di umanità e del fatto che state facendo qualcosa a cui tenete davvero.

Con La pratica Seth Godin offre una guida per vincere i blocchi che ci impediscono di far sentire la nostra voce e condividere le nostre idee. E ci lancia un appello accorato a non perdere la fiducia e l’entusiasmo nella scelta quotidiana di esercitare la creatività. Perché se il lavoro creativo non offre garanzie riguardo al risultato, non significa che non valga la pena di svolgerlo. In fondo è proprio questo che lo rende così stimolante.

Punti salienti del libro La pratica: L’attività creativa è una scelta quotidiana

Quando leggo Godin o di altri autori che mi piacciono, tengo una matita a portata di mano per appuntarmi le pagine dove trovo qualcosa di particolare.
Anche in questo caso ho scarabocchiato il libro in diverse occasioni.

Mi ritrovo coinvolto già dalle prime pagine: a pag.20, infatti, Godin scrive ‘Some creators use a blank piece of paper as a trigger.’ (Alcuni creatori usano un pezzo di carta bianco come innesco).
Chi ci conosce sa che per noi il foglio bianco è sempre stato il punto di partenza dove il pixel zero origina tutto il lavoro (il metodo Zero Pixel che ho creato).

La pratica è l’unico modo per sviluppare la propria creatività e non solo. La creatività non ha niente a che fare con le doti o la genetica ma è un’abilità che tutti possono sviluppare.

la pratica

A pag.103 ‘It’s insulting to call a professional talented’ (È offensivo definire un professionista di talento). Anche chi possiede del talento lo deve allenare con la pratica che è scelta più abilità più attitudine (Practice is choice plus skill plus attitude). Senza pratica (e pazienza!) il talento non può essere espresso.

A pag. 129 uno dei concetti più importanti: saper ascoltare. Per poter realizzare il processo creativo è necessario ascoltare con molta attenzione sogni, desideri e bisogni, dei nostri clienti. ‘The process of shipping creative work demands that we truly hear and see the dreams and desires of those we seek to serve.

A pag. 146 ‘Autenticity is a trap’ porta invece un warning interessante ed effettivamente condivisibile solo dopo averlo compreso bene. Vi lasciamo a lettura e riflessione del capitolo 125.

libro la pratica

Raggiungo un po’ di godimento nel capitolo 133 ‘Fake Experts’ unito alla definizione che ha recentemente dato anche durante un’intervista rilasciata sul Sole 24 Ore relativamente agli influencer (Gli influencer sono il passato, caduti nella trappola dei social) ‘Le star del web? Sono hacker egoriferiti legati alle pubbliche relazioni e per giunta scarsamente remunerati’. Per la gioia di Vittorio Sgarbi che il 6 aprile 2019 definiva così ‘L’influencer è un pirla sfaticato che lucra su dei pirla danarosi incapaci di scegliersi da soli un paio di scarpe da pirla.’

Sappiate che seppur un po’ tardi stanno provando a produrre gli influencer da tastiera anche su LinkedIn… fate le vostre riflessioni!

Opinione su La pratica: L’attività creativa è una scelta quotidiana

Per alcuni aspetti il libro potrebbe apparire in prima analisi come una facile banalizzazione di molti concetti. E forse lo è.
O meglio, non servivano 260 pagine di Godin per dirci che la pratica è l’unico modo per sviluppare la creatività, il lavoro, lo sport e più in generale molti aspetti della vita.
Forse non serviva nemmeno Godin per lanciare l’invito a molta gente di smetterla di piangersi addosso e cercare delle scuse per non fare le cose.
Godin forse non serviva nemmeno per declinare la fine degli influencer, l’avevano già fatto Sgarbi e molti altri.

Serviva però Godin a dare ordine a una serie di concetti per evidenziare che non c’è nessun trucco nel processo creativo ma solo pratica, pratica e pratica dove Pratica = scelta + abilità + attitudine.

Lo stile di scrittura di Godin, diretto e unico, rende stimolante e utile i concetti espressi in un libro interessante per tutti più che un’opera di marketing per qualcuno.

Scappa dalla mediocrità, metti in secondo piano la gratificazione, impara nuove skill.

Fai il tuo lavoro, consegnalo, ripeti.

Fai pratica.

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